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Operazioni straordinarie: il fisco pesa sui semplificati

Anche i soggetti in regime semplificato di cassa possono dare origine ad operazioni straordinarie, che spesso per ragioni di praticità o programmazione di verificano a fine anno. Basti pensare alla cessazione della attività, alla trasformazione di società di capitali, alla liquidazione o al recesso del socio, solo per citare alcuni eventi che potrebbe manifestarsi e ai quali occorre prestare molta attenzione proprio in funzione del regime particolare di determinazione del reddito che adottano questi contribuenti.
La cessazione della attività
Questa operazione riguarda sia le società sia le imprese individuali e il problema maggiore da tenere monitorato è l’impatto dei beni autoconsumati sul reddito imponibile.
Nel momento in cui viene a cessare una attività, i beni che non sono stati ceduti fino a quel momento transitano dal perimetro dell’impresa a quello della persona fisica (o vengono assegnati ai soci in caso di Snc e Sas). Questa operazione comporta l’emersione di un componente positivo come se i beni stessi fossero ceduti a terzi, però considerando quale valore di cessione quello normale ex articolo 9 del Tuir (valore di mercato al momento dell’autoconsumo).
L’articolo 66, comma 1, secondo periodo, del Tuir, richiama espressamente, per i soggetti semplificati, l’applicazione dell’articolo 57, cioè proprio la norma che definisce ricavi i beni autoconsumati. Ciò significa che questa operazione, ancorché non presenti alcun rilievo di carattere finanziario, è comunque rilevante.
Le rimanenze
Tra i beni da autoconsumare assumono particolare rilievo le rimanenze finali e questo è proprio l’aspetto che va considerato con attenzione per non entrare in un loop fiscale molto penalizzante. Pensiamo a cosa accade se un soggetto semplificato con rimanenze significative, ad esempio 100mila euro e con un reddito medio di 30mila euro cessa l’attività nel 2018. Nel 2017 entrando in contabilità semplificata le rimanenze diventano un componente negativo interamente deducibile, quindi si genera in questo anno una perdita fiscale di 70mila euro, non del tutto utilizzabile poiché non è riportabile a nuovo. Quindi nel 2017 non vi è reddito tassabile.
Ma nel 2018 le rimanenze si intendono autoconsumate al valore normale (100mila euro) producendo un componente positivo figurativo, ma pienamente efficace sotto il profilo fiscale, benché sostanzialmente l’operazione non generi reddito alcuno ( poiché in realtà le merci sono “cedute” allo stesso valore di carico, cioè 100mila euro). Quindi il contribuente semplificato, nel nostro esempio avrà un reddito pari a zero nel 2017 e pari a 100mila euro nel 2018, con evidenti ripercussioni fiscali negative, specie se si considera che se esso fosse stato in contabilità ordinaria avrebbe avuto reddito di 30mila euro nel 2017 e zero nel 2018. In questo caso meglio sarebbe cessare l’attività, ove possibile, nel medesimo anno in cui le rimanenze diventano costo, cioè l’anno di prima adesione al regime dei semplificati per cassa.
Recesso o decesso del socio
Ipotizziamo che in una società di persone in regime semplificato per cassa un socio receda (o deceda con liquidazione agli eredi del valore della quota). L’eccedenza tra la somma spettante al socio o agli eredi e il valore della partecipazione (rappresentato dal conferimento iniziale più gli utili generati e non distribuiti nel corso del tempo) costituisce reddito per il socio ex articolo 20-bis del Tuir, e somma deducibile dalla società, come ha riconosciuto la risoluzione 64/E/2008.
Bisogna chiedersi però se la deduzione in capo alla società avviene o meno con il pagamento effettivo della somma. Al riguardo l’articolo 66 del Tuir si limita ad affermare che sono deducibili per cassa le spese sostenute, ma molte sono le eccezioni a tale principio . Tra esse, come ha espressamente riconosciuto la circolare 11/E/17 vi sono le spese relative a più esercizi. Ora è indiscutibile che la deduzione della differenza da recesso avviene, nei casi ordinari, in unica soluzione nell’esercizio in cui sorge il diritto alla liquidazione della somma (si veda la risoluzione 64/2008), ma altrettanto indiscutibile è la natura straordinaria di tale componente, il cui ammontare è frutto di formazione pluriennale non assimilabile alla spesa corrente per acquisto di merci o servizi.
Da qui la tesi secondo cui tale spesa sembra deducibile, anche dalle società in regime di semplificata per cassa, nel momento in cui sorge il diritto, benchè la somma non venga effettivamente corrisposta interamente nel medesimo esercizio. Il punto è delicato e un chiarimento da parte dell’agenzia delle Entrate sarebbe certamente auspicabile, considerando la natura “ibrida” del regime dei semplificati per cassa.

Paolo Meneghetti

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