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Operazione Creval, il via libera dei soci al maxi aumento

Il Credito Valtellinese supera il primo scoglio, quello dell’assemblea straordinaria per approvare il maxi-aumento di capitale. A Morbegno si presenta poco più del 30% dei soci che vota la ricapitalizzazione da 700 milioni di euro — praticamente quattro volte l’attuale valore di Borsa di 167 milioni — che dovrebbe fare «voltare pagina» alla banca, come ha detto il presidente Miro Fiordi. L’aumento servirà alla pulizia radicale dai crediti in sofferenza mettendo così Creval «al riparo da qualsiasi ulteriore decisione che possa venire in mente alla signora (Daniéle) Nouy dal punto di vista di nuove idee su addendum, maggiori accantonamenti e piani su npl», ha spiegato il direttore generale, Mauro Selvetti. Il piano prevede esposizioni deteriorate lorde al 9,6% degli impieghi al 2020 dall’attuale 21,1% e 150 milioni di utili a regime.

I soci hanno dato ieri ragione al vertice di Creval, a cominciare dal primo azionista, l’imprenditore francese Denis Dumont (fisicamente non presente): con la sua holding lussemburghese Dgfd Sa ha il 5,12% del capitale. Ma la caccia agli investitori è partita da tempo, con i roadshow in Europa e in Usa organizzati dagli advisor e pre-garanti dell’aumento Mediobanca e Citi. Un consorzio che sarà allargato: «C’è la fila di banche per entrare nel consorzio di garanzia», ha detto Fiordi.

I banchieri di Creval si dicono ottimisti. Si parla dell’interesse di alcuni fondi esteri come l’americano Cerberus o il tedesco Mainstream Capital: «Cosa succederà non lo so e se anche qualcuno sta pensando di comprarsi l’8-9% sono idee che sono nella sua testa», ha detto Fiordi. «Non è obbligato a dircelo, nessuno ce lo ha detto. Il mio auspicio che i nostri soci storici ci seguano; qualche spazio di recupero c’è: andate a vedere il recupero di valore di Unicredit», ha sottolineato facendo riferimento alla maxi-operazione di inizio anno del colosso guidato da Jean Pierre Mustier: «Un aumento di capitale da 13 miliardi a cui sono seguite svalutazioni su crediti per la stessa cifra: dal quel punto in poi la banca ha cominciato a performare molto meglio», ha spiegato Selvetti. Insomma è una scelta «che non ci ha imposto nessuno», ha chiarito Fiordi con riferimento alla Bce. «L’alternativa era fare aumento molto più piccolo, che non sarebbe stato risolutivo».

Intanto ieri anche Banco Bpm ha accelerato nella pulizia dai crediti cedendo 1,8 miliardi di npl non garantiti in due distinte operazioni con l’italiana J Invest (per la tranche da 370 milioni di euro di grandi debitori) e con la svedese Hoist Finance. Le cessioni di npl di Banco Bpm superano così 4,5 miliardi, più della metà degli 8 programmati entro il 2019, e «con risultati superiori» come ammontare e prezzo «a quelli previsti nel piano», ha detto la banca guidata da Giuseppe Castagna.

Fabrizio Massaro

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