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Operazione con ipoteca della Ue

In Parlamento sono depositati due Atti Camera; il primo (Ac 2247) ripropone sostanzialmente le previsioni già contenute nell’articolo 1 del decreto legge 4/2014 non convertito in legge. Il secondo (Ac 2248), invece, apporta numerose modifiche al testo originario, alcune significative.
Un aspetto di particolare interesse riguarda gli effetti penali della normativa che esclude la punibilità per i delitti di infedele e di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’Iva (articoli 4 e 5 decreto legislativo 74/2000) e la riduzione alla metà delle pene previste per le fattispecie di frode fiscale (articoli 2 e 3 del decreto 74/2000). Un intervento apportato dall’Atto Camera alla norma decaduta introduce, senza lasciare ombra di dubbio, l’estensione della causa di non punibilità a tutti i soggetti che hanno commesso il reato; si tratta di quei soggetti che sono coautori o concorrenti nel reato ma che non aderiscono alla procedura di collaborazione volontaria. La previsione intende chiarire che la causa di non punibilità non opera solo con riferimento ai reati del soggetto che collabora volontariamente, ma anche nei confronti dei coautori o concorrenti, superando il dato dell’articolo 182 del codice penale secondo il quale la causa di estinzione del reato o della pena si applica solo alla persona cui si riferisce. In sostanza, per fugare ogni dubbio, viene prevista l’inutilizzabilità a carico di terzi degli elementi a sfavore emersi in sede di disclosure. Un problema analogo concernente l’efficacia penale si era posto ai tempi del condono fiscale del 2002 e la questione fu risolta da una norma di interpretazione autentica (articolo 1, comma 2-septies, Dl 143/2003). Ulteriore previsione di modifica prevista dall’Ac 2248 riguarda la riduzione del 50% delle somme da versare in base all’avviso di accertamento in base all’articolo 15 del decreto legislativo 218/1997 a titolo di imposta, sanzioni e interessi. Si tratta di un intervento che, evidentemente, rende più “appetibile” la procedura, in quanto la rende più vicina alla fattispecie dei condoni, ma che rischia, con riguardo particolare all’Iva, di essere censurato dagli organi comunitari. Inoltre, è intervento contrario al principio di equità in quanto discrimina i soggetti che non hanno dichiarato e tassato redditi in Italia e che hanno, tuttavia, lasciato i proventi dell’attività illecita nel nostro paese, rispetto a quelli che invece, avendoli esportati all’estero, potrebbero godere del beneficio proposto all’articolo 5-quater, comma 1, lett. b) del citato Atto Camera.
Ulteriore previsione, non presente nella disposizione originaria, è quella che prevede la riduzione a due anni degli ordinari termini di decadenza dei poteri di accertamento, in caso di adesione alla procedura; tre anni, in ipotesi di omessa dichiarazione. Anche in questo caso, si tratta di un beneficio conseguente alla collaborazione volontaria che rischia di introdurre elementi condonistici in una norma che, nelle sue dichiarate finalità, non deve averne. E anche in questo caso, si avrebbe una disparità di trattamento nei termini sopra indicati.
Infine, l’Atto Camera (articolo 5-sexies, comma 1) introduce modalità semplificate di disclosure laddove le attività da far emergere non superino un certo valore (500.000 euro). L’intervento, ancorché non sia chiaro a quale data si debba far riferimento per calcolare il valore, viene incontro alle richieste da più parti pervenute di introduzione di una disciplina “forfetaria” per l’emersione di attività di modesto importo, al fine di evitare, per tutti i periodi di imposta ancora accertabili, la ricostruzione analitica dei redditi utilizzati per creare i fondi all’estero e di quelli prodotti da tali fondi, con costi di compliance elevati sia per il contribuente che per l’amministrazione.

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