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Operazione Chrysler, la Fiat sale al 46%


di  Raffaella Polato

MILANO — Due anni dopo l’avvio del salvataggio. E con due anni di anticipo rispetto alla tabella di marcia fissata allora — 10 giugno 2009 — insieme a governi e sindacati. Non ci saranno cerimonie particolari, oggi, a Auburn Hills. Ma è il giorno della svolta-chiave. Per Chrysler. E per Fiat. Dalle 18 (ora italiana) andranno a tutti gli effetti pensate come un gruppo unico: Torino avrà il 46%di Detroit, sarà il socio di maggioranza, potrà consolidarne il bilancio già da questo trimestre. È la «tappa storica» di cui un mese fa, annunciando l’intenzione di salire al controllo «entro giugno» , avevano parlato sia Sergio Marchionne sia John Elkann. Sarà possibile centrarla adesso grazie al fatto che la grande accelerata ha coinvolto, oltre ovviamente al rilancio industriale di Chrysler, tutti gli aspetti finanziari dell’operazione. A partire dal rimborso dei 7,5 miliardi di dollari di prestiti concessi, nel 2009, dai governi di Usa e Canada. La finestra originaria prevedeva la restituzione dal 2013. Ma quel debito, tra l’altro, costava tantissimo: l’ 11%medio. Di qui la serrata trattativa con le banche per il rifinanziamento (chiusa giovedì scorso, e a tassi medi stimati intorno al 7,5%). Da qui i tanti tasselli che, oggi, si incastreranno in contemporanea. Marchionne inizierà da amministratore delegato Chrysler, firmando quell’assegno da 7,5 miliardi che rappresenta, anche, il primo passo dell’uscita dall’orbita degli aiuti pubblici: Washington, Toronto e i sindacati di Usa e Canada rimarranno ancora per qualche tempo soci, ma intanto il gruppo restituisce per intero i prestiti governativi che hanno accompagnato il salvataggio. Continuerà, Marchionne, firmando un altro assegno. Questa volta da numero uno Fiat: verserà nelle casse di Detroit gli 1,268 miliardi di dollari che, con il 16%(call che non avrebbe potuto esercitare senza estinguere il debito), porteranno Torino dal 30 al 46%con la minor spesa possibile. Un ultimo 5%«gratis» arriverà entro l’anno, altre opzioni potrebbero portare fino al 70%. Ma sono, queste, decisioni legate anche alla quotazione in Borsa: verranno prese nei prossimi mesi insieme a governi e sindacati. Per ora, Marchionne già può consolidare Chrysler. Che quest’anno, ha anticipato, «guadagnerà più di Fiat».

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