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Open Fiber contro Tim si va alla battaglia legale ma si continua a trattare

MILANO Open Fiber fa causa a Tim e l’ex monopolista si prepara ad adire le vie legali contro la rivale. Nonostante lo scontro tra avvocati, tutti restano però convinti che anche questa lite sarà uno dei tanti elementi negoziali tra le due contendenti che dovrà essere transato e appianato quando sotto la regia di Cdp si procederà a intrecciare le due società per dare vita a un’unica rete Ngn.
L’antefatto risale al 6 marzo quando l’Antitrust ha condannato Tim per pratiche scorrette e abuso di posizione dominante nelle aree a fallimento di mercato. Open Fiber, forte di questa sentenza, ha chiesto un risarcimento danni da 1,5 miliardi, come ricostruito da Business Insider Italia .
Tim da parte sua si era già appellata al Tar contro la multa dell’Antitrust da 116 milioni e si riserva di fare altrettanto contro Open Fiber, tanto più che ieri la bagarre legale ha fatto crollare le azioni in Borsa del 3,4% a 0,35 euro.
Lontano dai riflettori la Cdp continua a studiare il modo migliore per intrecciare la rete di Tim (di cui è socia al 9,9%) e quella di Open Fiber (50% insieme a Enel). In proposito l’ad di Cdp Fabrizio Palermo ha assunto Edoardo Irrea, ex advisor dell’americana Evercore ed esperto di digitale e tlc. Fonti finanziarie riferiscono però che tra la Cdp e i suoi azionisti non ci sarebbe ancora un’idea condivisa su come strutturare l’operazione che porterà alla nascita della rete unica. Qualcuno, tra cui i maggiori clienti di Open Fiber, auspica che la maggioranza della rete resti in mano alla Cassa, in modo da garantire la neutralità dell’infrastruttura e un modello non verticalmente integrato. Qualcun altro, tra cui Tim e i suoi azionisti, sostengono invece che la società unica della rete debba restare sotto il controllo dell’ex monopolista. Per conciliare le due posizioni, l’idea sarebbe quella di copiare il modello olandese e dare ai soci due classi di azioni: Cdp e gli altri operatori, come ad esempio Vodafone e Sky, che volessero investire nel progetto, avrebbero la maggioranza dei diritti di voto; mentre Tim manterrebbe il controllo dei diritti economici. Intanto l’ad di Tim Luigi Gubitosi va avanti con il fondo Usa Kkr per la vendita del 40% della rete secondaria di Telecom, quella in fibra e rame che dall’armadietto in strada entra nelle case degli italiani. Nella nuova società dovrebbe essere conferito anche l’80% in mano a Tim di Flash Fiber e una dotazione di circa una quarantina di dipendenti. Kkr conta di perfezionare un’offerta vincolante entro luglio, che Tim dovrà discutere al cda convocato il 4 agosto insieme ai conti del primo semestre.

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