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Open Fiber pronta a dare l’ok al nuovo azionista Macquarie

Dal consiglio di Open Fiber, che si riunisce nella mattinata di oggi, dovrebbe arrivare fumata bianca a Macquarie. Il gradimento “tecnico” è scontato, perché in sostanza si baserà sul giudizio di solidità dell’aspirante socio al 49% che è il primo fondo infrastrutturale al mondo. Cdp aspetta quest’ultimo adempimento prima di esprimere a sua volta il gradimento “strategico” alla partnership con il fondo australiano che darà via al riassetto dell’azionariato e dell’organigramma della società della rete in fibra ottica.

Lo schema dell’operazione che dovrebbe portare Cdp equity alla maggioranza in Open Fiber è stato portato ieri sul tavolo del board di Cdp per un’informativa aggiornata. Schema che è stato discusso negli ultimi mesi con Enel, che ha l’altro 50% di Open Fiber, e Macquarie, che già prima di Natale aveva presentato un’offerta vincolante per rilevarne la quota. Sebbene il termine ultimo per il closing sia stato fissato al 30 giugno, ci sarebbero altre scadenze da rispettare, già prorogate da fine marzo a fine aprile. Il tempo dunque stringe, ma le condizioni per il passaggio del controllo di Open Fiber a Cdp sono ormai sostanzialmente definite. Per salire in maggioranza a Cdp basta anche solo un 1%, ma il prezzo non potrà discostarsi da quello riconosciuto da Macquarie a Enel, che altrimenti dovrebbe svalutare la propria quota ancora prima di averla in tasca. In questo modo per il 100% dell’equity di Open Fiber verrebbe di fatto confermata la valutazione di 5,3 miliardi, che è più del doppio di quanto stimato dagli advisor di Telecom un paio d’anni fa quando già si ragionava sulla possibilità di integrare le due reti.

L’organigramma ipotizzato per Open Fiber nell’ambito dell’operazione che replicherebbe la formula adottata da FiberCop – la società della rete secondaria di Telecom che ha il fondo Usa Kkr come socio finanziario – è invece quello classico per questo tipo di situazione. A Macquarie – esattamente come nel caso di Kkr in FiberCop – spetterà di indicare il direttore finanziario. L’azionista di maggioranza Cdp esprimerà l’amministratore delegato, mentre il presidente sarà scelto di comune accordo tra i due soci.

Se l’operazione andrà in porto, appena definito il passaggio delle quote dovrebbe essere designata una nuova squadra operativa. Oggi l’ad – incarico ricoperto da Elisabetta Ripa – è espressione di Enel, che a breve dovrebbe cedere integralmente la propria partecipazione. Nel board di Open Fiber siedono altri due consiglieri in quota Enel – Francesca Di Carlo e Francesca Romana Napolitano – mentre Cdp esprime il presidente Franco Bassanini, Mario Rossetti – che è anche direttore finanziario, posizione che, come detto, andrebbe a un manager indicato da Macquarie – e Matteo Fanciullacci, head of corporate M&A di Cdp equity.

Con ciò il capitolo “rete unica” – l’ipotizzata integrazione tra Telecom e Open Fiber – sarebbe ancora tutto da scrivere. In una recente audizione parlamentare il ministro dell’Innovazione Vittorio Colao ha chiarito che la questione riguarda le società coinvolte. Dal Governo, che è piuttosto impegnato sull’obiettivo di portare la banda ultralarga dove ancora non c’è, non si attendono cioè interventi specifici sul tema. La Cdp tuttavia non potrà sottrarsi dall’affrontare la questione, essendo esposta su entrambi i fronti, come prossimo azionista di maggioranza di Open Fiber e secondo azionista, con quasi il 10%, di Telecom, al cui board, tra i consiglieri di maggioranza, partecipa anche il suo presidente Giovanni Gorno Tempini.

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