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Open Fiber, pressing per accelerare sulla rete

La marcia verso la rete unica fa un passo avanti sul fronte di Tim. Ma rischia di farne uno indietro sul versante di Open Fiber. Ieri L’Antitrust di Bruxelles ha comunicato al gruppo telefonico che «il conferimento in FiberCop della rete secondaria e del contestuale ingresso di Kkr (37,5%) e Fastweb (4,5%), non si configura come concentrazione ai sensi della normativa comunitaria». E’ un passo avanti importante per l’avvio dell’operatività della società di Tim che nel piano per la rete unica è destinata a integrarsi con Open Fiber. La quale, invece, è tornata di nuovo nel mirino di Infratel per i ritardi nella realizzazione della rete.

In una lettera firmata dall’amministratore delegato, Marco Bellezza, la società controllata da Invitalia ha manifestato preoccupazione per il mancato rispetto dei tempi di consegna dei lavori e ha chiesto alla ceo di Open Fiber, Elisabetta Ripa di ricevere a breve un piano dettagliato per spiegare come garantirà il rispetto della scadenza del 2023. Si tratta della data fissata dal piano da 2,7 miliardi (di fondi pubblici) per la banda ultra larga che punta a coprire 6.753 comuni entro il 2023.

Al momento Open Fiber ha completato i lavori in 1.034 comuni (da contratto avrebbe dovuto consegnarne 3.000 lo scorso giugno) e ottenuto il collaudo in 470. Le ragioni dei ritardi sono molteplici, e non tutte imputabili alla società. Come la burocrazia. O i concorrenti: Tim è stata condannata dall’Antitrust per aver ostacolato Open Fiber.

Ripa ha avviato iniziative per accelerare. Tuttavia ci sarebbero ancora criticità: la percentuale di rifiuto dei progetti esecutivi sarebbe vicina al 50%, e ci sono problemi sui collaudi e anche per far partire i lavori autorizzati. Le penali per i ritardi sarebbero già nell’ordine di diversi milioni di euro e Bellezza scrive che Infratel non concederà più anticipi rispetto all’effettivo stato di avanzamento dei lavori, per non rischiare un danno erariale e chiude riservandosi di intraprendere azioni a tutela dell’interesse pubblico. In gioco ci sarebbe la revoca parziale delle concessioni.

Open Fiber starebbe preparando la risposta per puntualizzare in particolare sul rispetto degli obiettivi del piano Bul e sulla velocità di avanzamento dei lavori. Già in passato Infratel aveva sollecitato la società ad accelerare. Ma adesso che in gioco c’è la rete unica il livello di attenzione è salito. Open Fiber è centrale per il piano del governo, che s starebbe avvicinando alla svolta. L’Enel potrebbe infatti decidere di uscire vendendo al fondo Macquarie e alla Cassa depositi che farebbe così un passo avanti salendo in maggioranza.

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