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Open Fiber, Enel esce con dote «Rete unica entro cinque anni»

Enel chiude la stagione di Open Fiber portando a casa una plusvalenza implicita di 1,7 miliardi. «Open Fiber è stata una delle cose più belle fatte da Enel in questi anni», chiosa l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace, dopo aver accettato la proposta di acquisto del 10% da parte di Cdp. «La rete unica forse avrà senso fra 3 o 5 anni», aggiunge il manager.

Quanto ci vorrà per formalizzare la cessione?

È necessario il parere dell’Antitrust europeo: penso che la notifica ci sarà a metà maggio e che poi serviranno alcuni mesi. Nel frattempo anche le banche finanziatrici dovranno dare il via libera sul cambiamento azionario e il governo si deve esprimere ai sensi della normativa sul golden power.

L’Antitrust potrebbe fare obiezioni sul doppio ruolo di Cdp in OF (60% del capitale) e in Tim (poco meno del 10%)? I vostri soci non sono stati troppo contenti delle condizioni di acquisto che Enel gli ha di fatto imposto.

Cdp non ha un controllo né un’influenza su Tim. Penso che sappiano che questa è una buona opportunità anche per loro. Ora possiedono una società che vale circa 8 miliardi incluso il debito. Comprare una quota del 10% per consolidare la partecipazione era una decisione che avevano preso tanto tempo fa e l’hanno mantenuta.

Nei prossimi giorni procederete pro-quota a un aumento di capitale di Oper Fiber da 200 milioni. Questo versamento ha a che fare con i ritardi cumulati nelle aree bianche? Era previsto per quest’anno?

Open Fiber ha cablato oltre 11 milioni di case, è il terzo operatore europeo, il primo italiano. Ha cablato più di 2 mila comuni nelle aree C e D e sta recuperando molto dopo la partenza in ritardo che abbiamo avuto non solo per colpa sua. L’aumento di capitale faceva parte del business plan. Era un impegno contingent, cioè legato alle necessità. Poiché stiamo vendendo lo facciamo ora per lasciare alla società una dote robusta per lo sviluppo futuro.

Una parte dell’incasso è legato alla futura creazione di una rete unica. Si farà?

Penso che il ministro per l’innovazione Vittorio Colao sia stato chiaro. Non mi pare tanto che la rete unica sia stata scartata, quanto che il vero problema sia cosa dobbiamo fare per accelerare la copertura digitale approfittando dell’opportunità del Recovery Fund. E poiché quei fondi sono allocati su base competitiva, forse avere più di una rete che compete su aree da coprire risolve qualche imbarazzo e il problema dell’allocazione dei fondi. Se poi alla fine di questo percorso le due reti decidono di fondersi è altra cosa. È un discorso che sarà più interessante fra 3-5 anni.

E quindi il vostro conguaglio?

Se e quando ci sarà l’integrazione lo incasseremo.

Quali sono le scadenze previste dal piano di Oper Fiber per completare gli investimenti?

Il 2023. Va ricordato, però, che i piani sulle aree C e D (le cosiddette aree bianche,ndr) devono tenere conto che le gare sulle ultime tre regioni sono partite un anno dopo. Il problema invece sono le zone grigie, aree che in una prima fase erano state lasciate da parte per cablarle in seguito e sono state escluse dai lotti C e D . Ora quelle zone sono un po’ terra di nessuno. Se nelle aree C e D Open Fiber cabla la zona rurale attorno a una cittadina in zona grigia quella città non la copre nessuno. Il tentativo del ministro Colao è arrivare in quelle zone attraverso bandi competitivi. O meglio, immagino che sarà un processo competitivo con cui si mettono a disposizione fondi in una zona al fine di ottenere il prezzo più basso per cablare.

Con il rinvio del closing (da giugno a novembre) l’attuale management potrebbe arrivare a scadenza naturale. Eppure da Cdp è trapelata l’insoddisfazione per la gestione. Avere davanti altri mesi con la stessa guida e una proprietà ormai diversa creerà problemi?

Non credo. Il management di OF ha fatto un miracolo, facendo partire una start up e trasformandola nel primo operatore italiano e il terzo in Europa, creando 8 miliardi di valore in pochi anni. È normale che quando cambia un azionista esprima un proprio management. Ma questo non si può fare finché non arriva l’ok antitrust e quindi se ne parla alla fine del processo. Mi lasci dire che il lavoro che hanno fatto il management e tutti i dipendenti di Open Fiber è stato una delle cose più belle degli ultimi anni per Enel a livello globale. Gran parte del risultato che abbiamo ottenuto è la misura della bontà del lavoro che essi hanno svolto.

Quanto incasserete?

Al momento 2,65 miliardi, 950 milioni è l’investimento fatto e la plusvalenza di 1,7 miliardi. È un’operazione di grande successo, fa parte del modello stewardship che abbiamo annunciato nel piano industriale.

E che vi preparate a replicare. Entro l’anno avete l’opzione a salire dal 21 al 100% di Ufinet in Sudamerica, società attiva nella cablatura in vari paesi. Lo farete da soli o con altri?

Possiamo replicare questo modello di investimento nell’infrastruttura e poi di monetizzazione ad esempio in Brasile, a San Paolo e Rio, in Colombia, a Bogotà. Città che hanno problemi simili a quelli italiani con l’incumbent che fa fatica a tenere il passo con gli investimenti. In Ufinet possiamo trovare un fondo partner e salire fino al 50%, oppure rilevare il 100% e poi cedere il 50 cento. Non intendiamo andare oltre il 50% e consolidarlo perché non è il nostro core business.

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