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Open Fiber, in arrivo 3,5 miliardi Risorse dalla Bei e da tre banche

Il project financing arriverà fino a un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro tra il 2017 e il 2018. Ma la prima tranche, da 500 milioni, è già pronta per essere concessa: a giorni, o comunque entro inizio agosto, Unicredit, Société Générale e Bnp Paribas metteranno infatti la firma sulla prima fetta di finanziamento a favore di Open Fiber. I banchieri e i vertici della joint venture tra Enel e Cdp, nata per portare la fibra ottica nelle aree meno popolate d’Italia, stanno trattando gli ultimi dettagli del prestito ponte. Poi la linea di credito, che verrà successivamente rifinanziata, potrà decollare.
Il finanziamento è lo snodo fondamentale per permettere a Open Fiber di poter sostenere il piano industriale da 6,5 miliardi, che ha l’obiettivo di ridurre il «digital divide» e di portare Internet veloce anche nelle aree d’Italia meno densamente popolate e quindi meno remunerative. Il progetto è ambizioso dal punto di vista industriale, ma anche da quello finanziario. Per questo il programma prevede finanziamenti fino alla cifra di 3,5 miliardi, da raggiungere in più passi. I primi due sono già in cantiere.
La prima tranche, come detto, è già quasi pronta per la firma: si tratta di 500 milioni, da parte delle tre banche, che saranno usati da Open Fiber per investimenti da effettuare entro la fine di quest’anno. Successivamente dovrebbe arrivare una seconda tranche – sempre da 500 milioni di euro – da parte della Bei, la Banca europea degli investimenti. Quest’ultima ha nel suo Dna proprio il finanziamento delle infrastrutture, non solo fisiche ma anche digitali come previsto dalla strategia 2020 dell’Unione europea. Dunque il progetto di Open Fiber rientra a pieno titolo nella mission della Bei. Questa seconda tranche del prestito-ponte è però ancora in una fase di studio: la Bei, che ha nell’organico circa 400 ingegneri, sta infatti valutando la bontà dell’investimento infrastrutturale che Open Fiber sta per avviare. Solo se sarà dimostrata la correttezza dell’operazione dal punto di vista tecnico ed economico, la Bei staccherà l’assegno. I tempi dunque non sono al momento certi. Ma i lavori sono già in corso. E l’interesse da parte della Bei, secondo fonti bene informate, c’è. Allo stesso tempo, i soci, ossia Cdp e Enel, hanno già messo a disposizione un altro finanziamento da 500 milioni dopo un impegno in equity di 750 milioni.
Sulla scorta di queste cifre è previsto che il project financing completo da 3,5 miliardi veda la luce tra fine 2017 e inizio 2018. Di questi, tolti i 500 milioni che verranno staccati dalla Bei, 3 miliardi verranno predisposti dalle tre banche, UniCredit, SocGen e Bnp Paribas, che con il supporto di un’altra decina di istituti completeranno la manovra. A cui andranno aggiunti anche i contributi pubblici. L’idea, più in generale, è comunque quella di avere una ripartizione tra equity e debito rispettivamente del 70 e del 30%. E in ragione di questo è plausibile immaginare che nel medio termine verranno messe in cantiere anche nuove iniezioni di liquidità, magari tramite l’ingresso di un partner finanziario, come un fondo infrastrutturale.
Tutti questi denari serviranno per sostenere l’ambizioso piano di investimenti, in parte già partito. Open Fiber si muoverà infatti lungo due direttrici: da un lato porterà la fibra in alcune città, che presentano un reale interesse di mercato, e dall’altro collegherà i comuni delle aree bianche. Riguardo al primo filone, le città target sono complessivamente 271 e i lavori andranno completati entro il 2022, in tredici aree metropolitane i cantieri sono già stati aperti e presto verranno avviati in altre 81. Quanto alle zone di minor interesse economico, si tratta in tutto di 7 mila comuni e sarebbero già in fase di attivazione i progetti su 51 paesi.

Laura Galvagni
Morya Longo

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