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Open Fiber, arriva l’offerta Macquarie per il 50% di Enel

Entro i primi giorni di settembre è attesa una nuova offerta da Macquarie per la quota di Enel in Open Fiber che, questa volta, dovrebbe essere vincolante e permettere al gigante elettrico di decidere se chiudere l’avventura nelle tlc. Con un guadagno stellare se il fondo infrastrutturale australiano confermerà la valutazione di 7,7 miliardi (6 miliardi di equity, il resto di debito) per l’enterprise value della joint Enel-Cdp, fatta qualche mese fa nell’ipotesi che si realizzasse la rete unica con Telecom che ha i clienti. Ora che c’è il via libera politico all’operazione Tim-Open Fiber, Macquarie, che secondo le ultime indiscrezioni starebbe rifinendo una proposta molto più articolata di quella della primavera, dovrebbe essere in grado di trasformare la sua offerta in vincolante, in tempo utile per essere sottoposta al primo cda di Enel di settembre.

Se Enel accettasse di vendere il suo 50% di Open Fiber, ci sarebbe probabilmente un ostacolo in meno nel cammino accidentato della rete unica. L’altro 50% fa capo a Cdp che invece è destinata a svolgere un ruolo di pivot nel tentativo di aggregazione delle due infrastrutture.

I dettagli sono tutti da mettere a fuoco, anche se Reuters ieri si sbilanciava a ipotizzare per Cdp l’opzione di rilevare fino al 19% di FiberCop, la società che dovrebbe nascere scorporando la rete secondaria di Telecom – il tratto che va dal cabinet (l’armadietto sul marciapiede) fino all’abitazione del cliente – per completare il passaggio dal rame alla fibra integrale che è più performante. Non è plausibile che Cdp, che ha già quasi il 10% di Telecom, oltre al 50% di Open Fiber, si esponga su tre fronti, entrando col 19% anche in FiberCop per contare fino a un certo punto. E nemmeno si può considerare che il 19% di FiberCop equivalga al 50% di Open Fiber che sarebbe conferito, perchè in quel caso vorrebbe dire valutare 1,8 miliardi l’equity della sfidante della fibra, meno di un tezo rispetto alla stima iniziale di Macquarie.

L’operazione, salvo i principi di massima, è ancora tutta da discutere, ma dovrà fare i conti col vincolo dell’operazione già in cantiere con Kkr sulla rete Telecom che dovrebbe essere approvata lunedì dal cda della compagnia. A quanto risulta, per fare il punto, mercoledì si è tenuta una conference call tra alcuni consiglieri Telecom, cui ha partecipato anche l’ad Luigi Gubitosi, dalla quale è uscito confermato l’impianto che era già stato sottoposto al board il 4 agosto, quando il Governo ha chiesto di fermare le macchine e Kkr ha accettato di prolungare la validità della sua offerta vincolante fino a fine mese. Il fondo di private equity Usa ha valutato in 7,7 miliardi (di cui 4,7 di equity e 3 di debito) l’enterprise value di FiberCop. Kkr prenderebbe il 37,5% pagando 1,8 miliardi, Fasteweb avrebbe il 4,5% conferendo il suo 20% di FlashFiber (la joint con Telecom per cablare 29 città), mentre il 58% lo terrebbe Telecom.

La differenza rispetto a un mese fa è che potrebbe arrivare un memorandum of understanding tra Telecom e Cdp sulla base di uno schema disegnato dal Tesoro secondo cui la Cassa potrebbe forse mettere un cip anche su FiberCop, a patto che ci sia il benestare preventivo di tutte le parti in causa. In questo schema l’ingresso in FiberCop per Cdp avrebbe solo un valore segnaletico perchè l’obiettivo ultimo della Cassa è il conferimento della propria quota in Open Fiber. A quel punto Telecom conferirebbe anche la rete primaria per un doppio ordine di motivi. Da una parte, mal si sposerebbe una rete in fibra “completa” come quella di Open Fiber con un’infrastuttura passiva in rame da convertire alla fibra come quella di FiberCop, dove la parte “intelligente” resterebbe attaccata alla rete primaria, quella sì praticamente tutta in fibra, che arriva fino al cabinet. E dall’altra il conferimento della rete primaria servirebbe a Telecom per mantenere il controllo della società a perimetro allargato.

Non è chiaro il motivo per il quale dovrebbe essere spezzata in due la rete Telecom – cosa che richiede di valutare i beni da separare in una società da costituirsi con il coinvolgimento del tribunale – per poi riattaccare il primo troncone al secondo. Se c’e’ l’accordo sul risultato finale, fare e disfare per poi rifare non si capisce a quale logica risponda se non a quella di fare i conti con l’operazione Kkr che è ormai sulla rampa di lancio.

Lunedì, se – come sembra – verrà accettata l’offerta di Kkr, partirà l’iter autorizzativo dell’operazione che – sulla carta – comprende anche il vaglio ai fini del golden power. Se poi arriverà anche Open Fiber si dovrà ricominciare tutto daccapo. Il progetto di Kkr andrà riaggiornato e l’iter autorizzativo ripartirà dall’ipotesi di concentrazione. L’intento delle parti in causa però è di fare presto per dare contenuti a un progetto che serve al Paese.

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