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Opel, al volante ora c’è Peugeot

Ora è ufficiale: i francesi di Psa Peugeot-Citroën acquisteranno il ramo europeo di General Motors, che comprende i marchi Opel in Germania e Vauxhall in Gran Bretagna. L’operazione ha un controvalore di 1,3 miliardi di euro. Psa rileverà anche le operazioni finanziarie di Gm Europe per 900 milioni di euro, grazie a un accordo con Bnp Paribas.
In tutto 2,2 miliardi. La chiusura ufficiale avverrà entro fine anno, una volte ottenuto il via libera delle autorità competenti, a cominciare da quelle antitrust. La casa francese assume il controllo di sei stabilimenti di assemblaggio e di cinque fabbriche di componenti, per un totale di 40 mila addetti. Il piano era stato rivelato a metà febbraio. Psa punta a un ritorno all’utile operativo nell’arco di pochi anni, con un margine operativo del 2% entro il 2020 e del 6% entro il 2026.

Con questa operazione, ha sottolineato da Parigi l’a.d. del gruppo francese, Carlos Tavares, «cambia tutto per Psa perché diventeremo una società con un fatturato di 55 miliardi di euro e un ottimo secondo posto nel mercato europeo (dopo Volkswagen, ndr). Siamo profondamente impegnati nello sviluppo di questa grande compagnia e nell’accelerare il suo risanamento. Siamo fiduciosi che l’inversione di tendenza di Opel-Vauxhall sarà significativamente accelerata, con il nostro sostegno nel rispetto degli impegni assunti da Gm verso i dipendenti». Peugeot non chiuderà nessuno stabilimento e non apporterà tagli al personale: «Tutti quanti avranno la possibilità di raggiungere il target di riferimento dell’efficienza. Non è necessario chiudere gli stabilimenti». Tavares ha promesso di rispettare tutti gli impegni presi con i sindacati (in particolare, niente tagli fino alla fine del 2018), aggiungendo che tale mossa «non è tattica ma etica» e che le promesse di riduzione dei costi non riguardano la forza lavoro.

Realistico l’approccio di Mary Barra, amministratore delegato di Gm: separare Opel da Gm dopo 88 anni è stata «una decisione difficile ma positiva», dal momento che la filiale europea è in deficit da oltre 16 anni. La casa americana dovrà sopportare costi per almeno 4 miliardi di dollari (3,8 mld euro) legati ai fondi pensione, il cui ammontare complessivo è di circa 10 mld. Comunque General Motors ritiene che l’accordo libererà 2 miliardi in contanti, che dovrebbero essere utilizzati per alcuni piani di buyback.

Reazioni contrastanti sono arrivate dal mondo politico. A Parigi un entusiasta presidente François Hollande ha parlato di «una bella operazione» che permetterà la nascita di un campione dell’industria automobilistica, mentre Psa «può contribuire al consolidamento del settore in Europa». Prudenti, invece, i tedeschi. Il ministro dell’economia Brigitte Zypries chiede trasparenza e dialogo con i sindacati. Se l’intesa rappresenta «un primo passo per creare un global player europeo», occorre monitorare con attenzione i contratti stipulati, in particolare da parte dei sindacati. Viene comunque apprezzato il mantenimento delle intese preesistenti su centri di produzione, occupazione e investimenti nonché la decisione, considerata strategica, di mantenere il marchio. Dello stesso avviso è il sindacato Ig Metall, che si aspetta «un piano industriale che metta al primo posto la sicurezza dei lavoratori: ne va del futuro dei 19 mila dipendenti tedeschi di Opel».

Intanto Karl-Thomas Neumann, a.d. di Opel, pensa di continuare a ricoprire il suo incarico, sostenendo l’importanza che Opel resti un marchio tedesco.

In borsa l’andamento dei titoli dei due costruttori è stato contrastato: mentre Peugeot ha guadagnato il 2,73% a 19,58 euro, Gm cedeva l’1,46% a 37,67 dollari.

Massimo Galli

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