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Opas Ubi, la vittoria di Intesa. L’offerta arriva a quota 71,9%

Intesa Sanpaolo conquista Ubi. Ieri, in quello che doveva essere l’ultimo giorno dell’offerta prima che la Consob allungasse la scadenza fino a giovedì 30, ha raccolto adesioni pari al 71,91% della banca bresciano-bergamasca. Il colosso guidato da Carlo Messina supera così l’obiettivo del 66,67% che gli consentirà di procedere alla fusione delle due banche e alla cessione di 523 filiali ex Ubi a Bper, come da accordi presi con l’Antitrust, creando così un autentico gigante del credito in Europa. Il tutto nei tempi previsti da Messina a metà febbraio. Una mossa che ridisegna la mappa del sistema bancario in Italia facendo sparire di scena la terza banca e dando la spinta per altre aggregazioni con protagonisti Mps, Banco-Bpm, Bper, Unicredit, Creval e PopSondrio.

Ieri è stata decisiva l’adesione di tutto il patto di consultazione Car, che complessivamente pesa per il 19% circa di Ubi e che fin dall’inizio era stato fortemente contrario alla mossa ostile di Intesa. Il fronte del Car a dire il vero si era già spezzato dopo le adesioni delle fondazioni Cr Cuneo (5,9%) e Banca del Monte di Lombardia (3,9%) e di Cattolica (1%). Ieri hanno accettato l’offerta di 17 nuove azioni Intesa ogni 10 Ubi più un conguaglio di 0,57 euro in contanti ad azione anche le famiglie di importanti imprenditori bresciani e bergamaschi del Car: Bosatelli (2,85%), Bombassei (1,005%), Pilenga (1,005%), Radici (1,044%), Andreoletti (1,011%), Gussalli Beretta (1%). Inoltre hanno deciso di aderire i fondi, tra i quali Silchester con l’8% e anche Parvus, che ha portato la sua quota del 2,5%.

A spingere i soci più riottosi ad accettare l’offerta di Intesa Sanpaolo — assistita dall’advisor Mediobanca e dallo Studio Pedersoli — è stato proprio il rilancio in contanti, che ha fatto mettere sul piatto 652 milioni di euro. In questo modo Ubi viene valutata oltre 4 miliardi di euro, con un premio del 44,7% rispetto ai valori pre-ops (oggi opas) del 17 febbraio. Per di più la componente cash è di fatto un dividendo che i soci Ubi incasseranno; e saranno gli unici azionisti di banca in Europa a farlo, dato che la Bce ha imposto di non pagare dividendi per l’intero 2020. Per le due fondazioni si tratta di 80 milioni da usare subito per le erogazioni sul territorio.

Bergamo e Brescia

Ieri hanno aderito le famiglie di imprenditori bresciani e bergamaschi del Car

Dal fronte della banca presieduta da Letizia Moratti e guidata da Victor Massiah il sentimento è di chi ha difeso le ragioni dell’istituto sia sul piano finanziario sia su quello legale (Ubi è assistita dallo studio BonelliErede e da Credit Suisse e Goldman Sachs), evidenziando dapprima in Antitrust i rischi di una eccessiva concentrazione di mercato, poi i rischi di «vietnam legale» se Intesa non fosse riuscita a conquistare il 66,7% di Ubi. Un pressing per un rilancio che, dal punto di vista dei soci Ubi, ha pagato, anche se «solo parzialmente», come dichiarano i soci del Car, sulla cui decisione ha contato anche l’impegno di Intesa «alla tutela e valorizzazione del personale di Ubi, alle aspettative del territorio», la continuità degli enti e «la disponibilità ad incrementare le erogazioni».

L’ultima schermaglia si è combattuta lunedì, con la Consob che ha allungato d’ufficio l’opas che avrebbe dovuto chiudersi ieri, come rimedio contro le informazioni «quanto meno incomplete» che Ubi avrebbe fornito sul suo sito ai piccoli azionisti circa i valori dei concambi perché non avrebbe esplicitato il «premio implicito dell’opas». Un’accusa che Ubi ieri ha respinto con decisione. La banca ha anche richiamato dalle ferie 700 dipendenti per aiutare i clienti ad aderire. Di questi due giorni resterà una grande volatilità del titolo (-8% lunedì, +7,5% ieri), che ha fatto la fortuna degli arbitraggisti.

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