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Contro-Opa su Rcs i soci storici e Bonomi offrono 0,70 euro cash

Si infiamma la battaglia per il Corriere della Sera. Il finanziere Andrea Bonomi ha lanciato insieme ai soci storici di Rcs (Mediobanca, Pirelli, UnipolSai e Diego Della Valle) un’Offerta pubblica d’acquisto (Opa) per il controllo della società. Una mossa che si scontra con quella presentata da Urbano Cairo e che arriva dopo le smentite di un possibile coinvolgimento da parte di Mediobanca.
Il progetto di Bonomi prevede la creazione di una nuova società nella quale confluiranno le azioni Rcs dei quattro soci e della quale il finanziere (attraverso il fondo Investindustrial) deterrà il 45% del capitale, mentre il restante 55% sarà diviso in quote paritetiche (13,75% a testa) tra Mediobanca, Pirelli, Unipol e Della Valle. In un primo momento, quindi, il veicolo avrà il 22,6% di via Solferino contro il 4,6% di Cairo.
A questo punto il veicolo dei soci storici lancerà un’Opa sul restante 77,4% del capitale Rcs a 0,7 euro per azione, per un esborso totale di 283 milioni di euro. I primi 67,5 milioni arriveranno direttamente da Bonomi, gli altri saranno versati pro quota da tutti soci della società che si impegnano a «dare un rapido impulso alla crescita e allo sviluppo di Rcs» dotando la società di «risorse finanziarie per sottoscrivere la quota di propria competenza di eventuali aumenti di capitale fino a 150 milioni di euro». Dal punto di vista industriale la proposta punta a «creare uno dei principali gruppi multimediali», con particolare attenzione agli eventi sportivi e mezzi digitali.
Di natura diversa è l’offerta di Cairo Communication che propone uno scambio azionario: l’imprenditore consegna un titolo della propria società a chi aderisce e riceve in cambio 8,3 azioni Rcs. In base alle quotazioni dei due titoli in Borsa, l’azienda di via Solferino è valutata da Cairo 0,52 euro per azione, un’offerta giudicata troppo bassa dal consiglio di amministrazione di Rcs. «La mia offerta vale circa 700 milioni, la loro 775 milioni, hanno fatto un incremento del 10% – ha detto Urbano Cairo ieri sera -. Sarà il mercato, che è sovrano, a giudicare. La mia offerta è stata meditata. Un rilancio? Ragioneremo ». I due concorrenti partono da posizioni distanti con la certezza di volere entrambi il controllo del Corriere della Sera per rilanciarlo (nel primo trimestre ha perso 22 milioni di euro), ma con proposte divergenti: da un lato quella in contanti di Bonomi che consente un’uscita secca dall’azionariato (“vendo ed esco dal capitale”), dall’altro lo scambio di azioni, che permette di restare soci (“prendo un titolo nuovo e rimango azionista al fianco di Cairo”). Il problema è che in questi anni il Corriere ha già bruciato parecchi soldi: nel 2013 è stato sottoscritto un aumento di capitale da 400 milioni e a dicembre dello scorso anno il cda ha avuto una delega per un’altra ricapitalizzazione da 200 milioni da completare entro il 2017.
Sul dossier Rcs ha acceso un faro la Consob che vuole fare chiarezza sulle dichiarazioni dell’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, secondo cui Piazzetta Cuccia non sarebbe stata parte attiva in una controfferta. La banca d’affari, invece, sarà sia offerente che advisor. Entro la settimana si riunirà il cda di Rcs per valutare la nuova offerta. Nel frattempo, Exor ha avviato la vendita sul mercato dei titoli Rcs ricevuti da Fca e il pacchetto iniziale del 5% del capitale è sceso a circa il 4,5%: la famiglia Agnelli, dunque, non vuole interferire sul l’esito della battaglia.

Giuliano Balestreri

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