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Opa Pirelli, per i soci italiani 1,2 miliardi di plusvalenze

In poco più di due anni il triplice riassetto Pirelli ha regalato ai grandi azionisti una plusvalenza, in buona parte implicita, da 1,2 miliardi di euro. È questo il numero che emerge confrontando i prezzi di carico dei principali soci della Bicocca e il possibile valore di realizzo a 15 euro per azione in caso di adesione alla maxi opa che il gruppo Chem China si appresta a lanciare sul gruppo. Basta ripercorrere le tappe che hanno portato all’ultimo passaggio di testimone per avere un quadro chiaro sui guadagni (in tempi strettissimi) che l’apprezzamento del titolo Pirelli ha garantito ai soci.

Per Malacalza 300 milioni
La famiglia ligure, entrata nel 2009 ai piani alti della catena che controlla Pirelli, ha investito inizialmente 100 milioni di euro, per poi essere liquidata con un assegno da 160 milioni in occasione della staffetta del 2013 che ha visto l’ingresso in Camfin di UniCredit, Intesa Sanpaolo e Clessidra. In pratica è riuscita a realizzare in prima battuta una plusvalenza di 60 milioni. Poi, per prenotare un posto nel capitale Pirelli, i Malacalza hanno dovuto mettere mano al portafoglio: la quota del 7% è stata acquistata per 260 milioni circa. Ma oggi, quella stessa partecipazione vale, considerato il prezzo d’Opa, 500 milioni, con una plusvalenza secca di 240 milioni che sommata ai 60 milioni precedenti porta il guadagno alla cifra tonda di 300 milioni di euro.

Le banche raddoppiano 
Tra i grandi “beneficiari” della scalata cinese al gruppo Pirelli figurano le banche, UniCredit e Intesa Sanpaolo. Che oltre all’equity hanno messo sul piatto anche credito e altro potrebbero assicurarne nel prossimo futuro. Non a caso proprio ieri l’ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina ha riferito di un possibile intervento della banca nel finanziamento dell’Opa insieme a Jp Morgan: «Lo valuteremo nelle prossime settimane ma potremo avere un ruolo», ha dichiarato il manager. Tornando all’equity, per i due istituti il guadagno dall’avventura nella Bicocca è stato costruito in distinti step. Prima con l’investimento nella cordata Lauro61, insieme a Clessidra. Il prezzo del biglietto di ingresso è stato di 115 milioni a testa. E meno di un anno dopo l’investimento, in occasione del riassetto che ha portato i russi di Rosneft nel capitale di Pirelli con una quota del 13%, si è apprezzato del 70%.
Intesa Sanpaolo e UniCredit erano infatti titolari ciascuna del 18,4% di Camfin-Lauro e hanno venduto le loro quote ai russi per complessivi 200 milioni, salvo poi reinvestire una parte delle plusvalenze, circa 60 milioni, accanto a Nuove Partecipazioni. Oggi quei sessanta milioni, valgono quasi il doppio (111 milioni). In sostanza, sono rientrate completamente dell’investimento iniziale con una plusvalenza di 85 milioni a cui oggi se ne somma un’altra di poco superiore ai 50 milioni. In tutto fa dunque circa 130 milioni di guadagno a testa.

Il nucleo storico
Infine c’è Marco Tronchetti Provera, insieme ai soci rappresentati dalla famiglia Sigeri Diaz e Rovati. Il presidente di Pirelli e gli azionisti amici detengono, infatti, il 76% di Coinv, a cui fa capo il 50% di Camfin e, a cascata il 26,2% di Pirelli. Dunque alla cordata Tronchetti fa capo circa il 9,88% di Pirelli indiretto. Considerando il prezzo di carico dei titoli, in base all’ultimo bilancio depositato da Camfin e pari a 7,37 euro per azione, la valorizzazione a 15 euro comporta una plusvalenza dell’intera Nuove Partecipazioni pari a 471 milioni, di cui 358 milioni di proprietà del numero uno della Bicocca insieme alle famiglie amiche.

Gli altri azionisti
Poi ci sono i beneficiari “esclusi” dall’opa cinese, ma già ben ricompensati: Clessidra, per esempio, al pari delle due banche nell’ambito della complessa operazione di riassetto, aveva investito sulla base di una valorizzazione di Pirelli di 8 euro per azione per entrare in Lauro61: il fondo, che aveva il 24,6% di Lauro-Camfin, ha incassato circa 260 milioni dopo averne investiti poco più di 150 milioni in giugno. Anche per i vecchi soci del patto Pirelli, partendo da Mediobanca (4,6%) e dalla famiglia Benetton (4,6%), l’adesione all’Opa si potrebbe tradurre in lauti guadagni. Piazzetta Cuccia ha infatti le azioni in carico a 8,8 euro, mentre la famiglia di Ponzano Veneto a 10,81 euro anche se per il 3% di Pirelli ha già “vincolato” la quota a un bond convertibile a un prezzo di 13,5 euro.

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