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Opa e rete, dossier Telecom a Palazzo Chigi

Settimana cruciale per il destino di Telecom Italia in salsa spagnola. Ieri il premier Enrico Letta ha ricevuto a Palazzo Chigi l’amministratore delegato del gruppo Marco Patuano e oggi incontrerà il numero uno di Telefonica Cesar Alierta. «Ho spiegato la strategia di Telecom – ha riferito Patuano dopo il colloquio durato un’ora – anche sotto il profilo di investimenti e occupazione, ora il governo farà le sue valutazioni e prenderà le sue decisioni». Gli assi in mano al governo riguardano l’esercizio della golden power per la difesa della rete (sicurezza nazionale) e la nuova legge sull’Opa (Offerta pubblica d’acquisto) ancora da definire nei dettagli ma sulla quale si è impegnato con una mozione approvata a larga maggioranza dal Senato che prevede il controllo di fatto sotto la soglia del 30%. Proprio sulle nuove norme dell’Opa che renderebbero se non impossibile molto costosa l’avanzata di Telefonica in terra italiana, ieri si è verificata una pubblica presa di posizione a favore del gruppo spagnolo di alcuni banchieri e imprenditori.
Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca (che ha ceduto a Telefonica la sua quota in Telco, ndr) ha definito «una fesseria la storica convinzione che dobbiamo difenderci dagli stranieri» e citato esempi di successo come Ras-Allianz, Bnl-Bnp Paribas e Nuovo Pignone. E ricordato che da quando è stata annunciata l’operazione Telco-Telefonica «le azioni Telecom hanno guadagnato il 14%, superformando il settore salito solo dell’8%». Così il figlio dell’Ingegnere, Marco De Benedetti (manager director del fondo Carlyle), secondo cui «questa battaglia sull’italianità di Telecom è fuori luogo e fatta da chi non conosce le cose nel settore regolamentato delle telecomunicazioni». Anche il finanziere franco-tunisino Tarak Ben Ammar, consigliere di Telecom, sostiene che «Telefonica creerà ricchezza per se stessa e per tutti gli azionisti di Telecom, non succederà mai che gli spagnoli distruggano il gruppo italiano per avere il Brasile a due lire». Per Gilberto Benetton, ex importante socio di Telecom Italia, stesso ragionamento: «Sono favorevole che società europee acquisiscano quote di maggioranza in gruppi italiani». E sulla modifica della soglia dell’Opa: «Una cosa stranissima, siamo in uno stato confusionale».
Eppure è proprio sulle nuove norme dell’Opa – sulla cui necessità di cambiare si è espressa anche Confindustria, dividendosi però sul caso Telecom – che si giocherà la partita. Letta, che per anni è stato presidente del foro di dialogo Italia-Spagna e conosce bene l’imprenditoria spagnola, dovrà decidere in che modo confermare o modificare l’impegno che il governo si è preso in Senato, con l’intervento del viceministro all’Economia Stefano Fassina, di recepire in tempi brevi la mozione-emendamento confezionata da Mucchetti e Matteoli e approvata da Palazzo Madama. Più che dell’italianità, in verità, i senatori sono preoccupati di tutelare i soci di minoranza. Il presidente di Consob Giuseppe Vegas, che al Senato aveva teorizzato la non retroattività di una nuova legge Opa più restrittiva per Telco, visto che il passaggio delle azioni ci sarà solo dal primo gennaio, ieri è tornato sull’argomento. «Cambiare le regole dell’Opa è importante – ha detto – bisogna fare una cosa fatta bene, se ci verrà delegato un regolamento lo faremo, se invece sarà direttamente esecutiva, si eseguirà».

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