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Opa Creval al rush finale: decisivi gli ultimi due giorni

L’Opa sul Creval entra nel suo rettilineo finale. Si deciderà infatti tra oggi e, soprattutto, domani la partita per l’acquisizione della banca lombarda da parte del Credit Agricole. Dopo il rialzo dell’offerta da parte della banca francese – che mercoledì scorso ha alzato il prezzo da 10,5 a 12,2 euro cash per azione (più 0,3 euro se le adesioni supereranno il 90%) – il mercato ieri appariva ancora in una posizione attendista. A fine giornata le adesioni si attestavano al 17,28%, con 759.593 azioni apportate. Di fatto l’incremento è stato di un 1% in più rispetto al 16,1% di venerdì scorso.

Un approccio tattico in fin dei conti comprensibile, quello del mercato, che ha tempo fino a mercoledì per aderire all’Opa (salvo proroghe) e fino all’ultimo confida in un rilancio, in realtà sempre escluso dall’Agricole. Tema del contendere, in particolare, sarebbe l’incentivo posto dai francesi – 0,3 euro – che alcuni fondi chiederebbero di non condizionare alla soglia del 90%. Opzione che l’Agricole tuttavia ha fatto cadere, ritenendo chiusa la partita. Nel sottolineare «la valenza strategica e industriale» dell’operazione, Agricole ieri sera ha infatti confermato che il corrispettivo di 12,2 per azione incluso il dividendo, con l’integrazione di 0,3 euro, «è da considerarsi finale e definitivo».

Vista la dinamica seguita fino ad oggi dai fondi – che costituiscono la gran parte del capitale della banca e supportano il Cda guidato da Luigi Lovaglio – è presumibile che il grosso delle adesioni si registri con tutta probabilità domani. E lì si faranno i conti. Ieri il titolo si attestava al prezzo dell’Opa (12,23 euro), con scambi vivaci anche fuori mercato. La partita, va detto, non è esente da incognite. Ma secondo più letture, per la Banque Verte – che nell’operazione è assistita da Equita, JpMorgan e BonelliErede – sarebbe a portata di mano il raggiungimento della soglia del 66%, quota che consentirebbe di acquisire il controllo dell’assemblea straordinaria.

Più delicato appare il superamento del 90%, che in teoria aprirebbe le porte al delisting. «Il raggiungimento del 90% dell’offerta è irrealistico», ha detto ieri il fondo Petrus Advisers nel ribadire che «non aderirà all’offerta». A mala parata, non è da escludere che Parigi possa anche utilizzare la controllata valtellinese, a quel punto quotata, per procedere con una fusione inversa con Credit Agricole Italia, e muovere così più liberamente sul mercato italiano.

Scenari tutti da scrivere. Ieri di certo dopo il rialzo del prezzo dei francesi si è assistito a un nuovo dialogo a distanza tra le due banche, questa volta caratterizzato da segnali di sfida mescolati a non trascurabili messaggi di apertura. Il cda del Creval, che è assistito da BofA, Mediobanca, Intermonte e Cappelli Rccd, infatti «ha preso atto e apprezzato» che Credit Agricole Italia abbia alzato il prezzo dell’Opa a 12,2 euro, ma «pur ribadendo che l’integrazione di Creval con il gruppo Agricole possa generare benefici per gli stakeholder coinvolti», rileva che l’aumento del corrispettivo «non riconosca ancora in maniera adeguata il valore della banca e non sia, pertanto, di per sé sufficiente a mutare le precedenti considerazioni e valutazioni espresse», che fissavano a 12,95 euro il “pavimento” minimo da raggiungere.

Le distanze tra le parti insomma si avvicinano ma permangono. A confermarlo del resto è anche l’esito dell’assemblea di ieri del Creval, che ha visto il via libera alla nomina del consiglio di amministrazione per il triennio 2021-2023. A prevalere è stata la lista presentata da Denis Dumont, che ha ottenuto il voto favorevole del 42% del capitale presente, ovvero il 25,2% del capitale sociale complessivo. Bocciata invece la proposta individuale Crédit Agricole Italia di differire il rinnovo del board a conclusione dell’Opa in corso.

Confermato dunque il ticket Trotter-Lovaglio rispettivamente come presidente e Ceo, mentre due sono i vicepresidenti, Stefano Caselli e Massimiliano Scrocchi.

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