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Opa Camfin, la Consob alza il prezzo a 0,83 euro

Lauro 61 dovrà alzare il prezzo dell’Opa su Camfin. Lo ha stabilito ieri sera Consob. La Commissione, a valle della riunione tenutasi nella tarda serata di ieri, ha infatti deciso che il prezzo dell’offerta lanciata dal veicolo partecipato da Marco Tronchetti Provera, Clessidra, Intesa Sanpaolo e Unicredit, dovrà salire dagli attuali 0,8 euro per azione a 0,83 euro per azione, ossia il 3,75% in più. Il che, tradotto in numeri, significa che la newco dovrà sborsare una decina di milioni in più, a fronte di un’adesione totale all’offerta. È presumibile, tuttavia, che Lauro 61 nelle prossime ore possa considerare un ricorso al Tar del Lazio, come aveva fatto intendere il 12 settembre scorso, quando l’Autorità annunciò di aver avviato la procedura per il rialzo del prezzo dell’Opa. L’intenzione, evidentemente, sarebbe quella di ottenere l’annullamento della decisione Consob. I tempi, in ogni caso, sono piuttosto stretti, l’offerta termina domani.
Quanto ai motivi che hanno spinto Consob ad aggiustare al rialzo il valore dell’Opa, la Commissione «ritiene di aver accertato una collusione fra Malacalza Investimenti da una parte e Lauro 61 dall’altra e i soggetti che con essa hanno agito di concerto, volta ad assicurare a Malacalza un trattamento migliore rispetto a quello riservato agli altri azionisti attraverso l’opa». In particolare, l’Autorità è certa di aver appurato «che la transazione convenuta comprenda – oltre che una componente cash di 0,80 euro per il pagamento delle azioni Camfin cedute da Malacalza a Lauro 61 – anche un’ulteriore componente, costituita dallo sconto riconosciuto sul valore della partecipazione del 7% circa in Pirelli, ceduta a Malacalza da Allianz e FonSai, membri del patto parasociale in Pirelli. Lo sconto è stato quantificato, come minimo, nella differenza tra il prezzo che Malacalza avrebbe dovuto pagare per le azioni Pirelli “nella logica della conversione” (8 euro) e il prezzo effettivamente pagato (7,80 euro)». In ragione di ciò Consob ha potuto applicare la normativa prevista dal testo Unico della Finanza dall’articolo 106, comma tre lettera d, ossia che «vi sia stata collusione tra l’offerente e uno o più venditori». Tronchetti ha tuttavia sempre rispedito al mittente le accuse derubricando come priva di fondamento quella ricostruzione. Al punto che in più occasioni Lauro 61 ha ribadito di essere convinto della «correttezza del proprio operato che trova peraltro conferma anche dall’esame di tutte le carte di lavoro e dalla documentazione ufficiale relativa all’iter del processo interno che ha condotto i soci di Lauro 61 ad approvare l’operazione su Camfin». Inoltre, la newco ha più volte rimarcato che «né la struttura dell’operazione né il prezzo dell’Opa sono stati oggetto di accordi con Malacalza o terzi» e che di tutto ciò «è stata fornita evidenza alla Consob». Già in precedenza Lauro 61 aveva sottolineato che l’intera operazione era stata studiata senza il coinvolgimento degli imprenditori genovesi rimarcando la «totale» separazione delle operazioni Camfin (il riassetto con uscita dei Malacalza) e Pirelli (l’ingresso dei genovesi nel gruppo degli pneumatici con quasi il 7%).

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