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Opa Camfin, il Tar sospende la delibera Consob sul prezzo

Considerata «la quantità e l’irreparabilità» del danno, la presidenza del Tar del Lazio ha accolto la richiesta di misure cautelari provvisorie presentata da Lauro Sessantuno contro il provvedimento Consob che aveva stabilito un aumento del prezzo dell’Opa Camfin. L’esito della decisione del tribunale amministrativo è che, per il momento, il prezzo resta fermo a 0,80 euro per azione. Tanto che oggi, quando Lauro Sessantuno dovrà liquidare i soci che hanno apportato le proprie azioni in Opa lo scorso 27 settembre, metterà sul piatto 0,80 euro anziché gli 0,83 euro a titolo fissati da Consob. La decisione di ieri, tuttavia, ha solo valenza temporanea. Il prossimo 9 ottobre, data che si colloca nel bel mezzo della settimana dedicata alla proroga dell’offerta, il tribunale amministrativo si riunirà in seduta collegiale e in quella sede stabilirà se confermare la sospensiva e soprattutto deciderà se il merito è fondato.
A valle di quella decisione gli scenari plausibili sono diversi. Il primo è piuttosto intuitivo. Se il Tar deciderà di respingere la sospensiva e riterrà non fondato il merito, a quel punto il prezzo d’Opa che dovrà essere pagato agli azionisti Camfin, sarà pari a quello calcolato da Consob, ossia 0,83 euro per azione. Al veicolo partecipato da Marco Tronchetti Provera, Clessidra, UniCredit e Intesa, resterà come ultimo appiglio il ricorso al Consiglio di Stato. Diversamente, se il 9 ottobre il Tar dovesse confermare la sospensiva e valutare fondato il merito, a quel punto la decisione finale sul prezzo verrà presa in una nuova seduta da convocare nella quale si discuterà esclusivamente delle ragioni di Consob e Lauro 61. E nel mentre evidentemente gli effetti del provvedimento della Commissione di controllo della Borsa resteranno congelati. A seconda del verdetto finale, positivo per l’Autorità condotta da Giuseppe Vegas o meno, alle parti resterà come ultima istanza, per vedere riconosciute le proprie ragioni, il ricorso al Consiglio di Stato.
A tutto ciò si è giunti dopo un lungo botta e risposta tra Lauro 61 e Consob, con quest’ultima che, a valle di una lunga indagine, ha ritenuto di «aver accertato una collusione fra Malacalza Investimenti da una parte e Lauro Sessantuno dall’altra e i soggetti con essa hanno agito di concerto, volta ad assicurare a Malacalza un trattamento migliore rispetto a quello riservato agli altri azionisti attraverso l’Opa». Accusa che la newco ha sempre respinto derubircando come «priva di fondamento» la ricostruzione e aggiungendo di essere convinta della «correttezza del proprio operato» che troverebbe peraltro «conferma anche dall’esame di tutte le carte di lavoro e dalla documentazione ufficiale relativa all’iter del processo interno che ha condotto i soci di Lauro 61 ad approvare l’operazione su Camfin». Per la Commissione, tuttavia, ai Malacalza è stata pagata oltre a una componente cash legata al prezzo dell’Opa Camfin anche un’altra componente «costituita dallo sconto riconosciuto sul valore delle partecipazione del 7% circa in Pirelli» ceduta agli imprenditori genovesi da Allianz e FonSai. Ora la decisione del Tar potrebbe riaprire il dibattito.
Nel mentre, i titoli Camfin continuano a viaggiare in altalena con le azioni che ieri sono scese dello 0,97% a 0,819 euro.

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