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Opa Benetton, addio alla Borsa

di Maria Silvia Sacchi

MILANO — Dopo 25 anni, Benetton si prepara a lasciare la Borsa. Un abbandono che pesa, essendo un gruppo da 2 miliardi di ricavi e in capo a una famiglia storica dell'imprenditoria italiana.
Edizione, la holding capofila del gruppo veneto, lancerà infatti un'Opa (Offerta pubblica di acquisto) sul titolo Benetton con l'obiettivo di toglierlo dal listino.
I dettagli tecnici e, soprattutto, le motivazioni di questa mossa, giunta inattesa, saranno resi noti oggi dopo che il consiglio di amministrazione, in agenda questo pomeriggio, avrà assunto le deliberazioni necessarie. Benetton ieri ha dovuto anticipare l'informazione su sollecitazione della Consob, che già lunedì aveva aperto un dossier sull'andamento del titolo, in forte rialzo nelle ultime tre sedute e apparentemente senza motivo. Ieri, al momento della sospensione (che prosegue oggi), le azioni Benetton erano in crescita del 9,3% (dopo il +13,1% di lunedì) e avevano raggiunto un massimo di 4,05 euro che attribuisce al gruppo una capitalizzazione complessiva di 740 milioni. Advisor dell'operazione sono Banca Imi (gruppo Intesa SanPaolo), Mediobanca e Unicredit.
Dunque, Benetton dice addio a Piazza Affari. Come mai? Questo è l'interrogativo che si è rincorso per tutta la giornata nel totale silenzio dei diretti interessati. Certamente, il basso prezzo dei titoli è un incentivo forte per chi già possiede il 67% del capitale (oltre a un 5,7% di azioni proprie). Ai prezzi di questi giorni, infatti, serviranno meno di 200 milioni per ricomprare il 28% del capitale che è sul mercato.
Numeri che inducono a pensare, visto l'attuale difficile momento dell'economia. L'esercizio 2011 di Benetton Group si è chiuso con un fatturato stabile poco sopra 2 miliardi di euro (-1,1% ai cambi correnti) e un utile netto in calo del 31% a 70 milioni. Per la prima volta nella sua storia, l'ultimo quadrimestre del 2011 non ha prodotto cassa. E per il 2012 già si sa che i margini resteranno sotto pressione a causa del prezzo delle materie prime e del maggior costo del debito (sono in scadenza a settembre linee di credito per 400 milioni per i quali l'azienda conta di fare accordi di rinnovo o sostituzione anticipata). Un contesto di mercato dove diventa difficile premiare gli investitori. E nel quale possedere il 100% del capitale consente di avere totale libertà e velocità nelle scelte.
Ma — forse per l'incertezza che ha caratterizzato la giornata di ieri — resta l'idea che questa mossa possa essere prodromica di altri passi futuri, non necessariamente immediati. Come quello dell'ingresso di un fondo, o di un alleato. Non a caso ieri mattina in Borsa, a contribuire a infiammare le quotazioni, c'era il rumor, ripreso da una testata on line, di un'offerta avanzata da Inditex, la società spagnola di Amancio Ortega che possiede, tra gli altri, il marchio Zara. Benetton ha immediatamente smentito questa indiscrezione definendola «infondata», mentre un portavoce spagnolo si è limitato a ricordare la politica dell'azienda di «non commentare rumors di mercato».
 

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