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Opa Agricole, Creval alle contromosse Subito l’advisor per valutare l’offerta

Il giorno dopo il lancio dell’Opa da parte di Crédit Agricole Italia, il Creval valuta le possibili contromosse. Perché se è vero che l’offerta presentata lunedì è stata definita «amichevole» dalla banca italo-francese, è anche vero non è stata tantomeno concordata con i potenziali partner valtellinesi.

Da qui, ora, la necessità di capire che cosa fare. È presto, ovviamente, per entrare nel merito della proposta finanziaria e poterne giudicare la congruità. Anche perché il documento relativo all’offerta sulla totalità delle azioni Creval non è stato neppure depositato in Consob: dal lancio dell’Opa di lunedì, l’Agricole ha 20 giorni di calendario per presentarlo (la scadenza è dunque fissata al 13 dicembre, ma realistico che il deposito sia venerdì 11), e solo da quel momento si potrà iniziare a prendere le misure ed approfondire gli aspetti finanziari.

La direzione tuttavia è chiara. Tanto che già oggi dal quartiere generale della banca filtra malumore per una mossa che, a giudizio dei valtellinesi, non riconosce a sufficienza il valore intrinseco dell’istituto e i progressi fatti. Spetta comunque al board esprimersi. E il Cda del Creval – la cui convocazione, imminente, potrebbe avvenire già oggi – dovrà prendere atto dell’offerta e iniziare il percorso di valutazione, dando al Ceo Luigi Lovaglio tutte le deleghe per agire di conseguenza. Prima mossa, pressochè scontata, la scelta di un advisor finanziario, per cui sarebbero già stati sondati alcuni nomi. In pole position, a quanto risulta al Sole 24Ore, ci sarebbe BofA, che già avrebbe contribuito alla stesura del piano industriale al 2023.

Intanto il mercato, come detto, fa i suoi conti. La proposta targata Crédit Agricole prevede il riconoscimento di 10,5 euro per ogni azione Creval, valore che è del 21,4% sopra la chiusura dello scorso venerdì. Significa mettere sul tavolo 737 milioni cash per acquistare la totalità della banca lombarda, per un ammontare che è il 43% del patrimonio netto tangibile. In Borsa, tuttavia, il Creval scambia a valori superiori a quelli dell’Opa: ieri il titolo ha chiuso a quota 10,94 euro, in progresso dell’1,73%. Segno che il mercato crede a un ritocco all’insù del prezzo. «La nostra offerta ha già un extra premio perché è tutta cash», ha sottolineato ieri il ceo di Agricole Italia in un’intervista al Sole 24Ore. Si vedrà. Di certo l’istituto guidato da Giampiero Maioli si attende che il deal generi un ritorno (Roi) pari almeno al 10% in tre anni, e solo sulla base di sinergie di costo e di funding. Previsto un rafforzamento della banca in Italia, il suo secondo mercato, in particolare in Lombardia, dove la quota di mercato raddoppierebbe dal 3 al 6 per cento.

Sul tema intanto si stanno esercitando gli analisti. Mediobanca afferma che, pagando 10,5 euro per azione, l’Agricole riconosce agli azionisti Creval solo il 30% del valore generato dall’aggregazione. Per Piazzetta Cuccia la fusione potrebbe creare valore per circa 1,4 miliardi, tenendo conto tra le altre cose di circa 400 milioni di excess capital al 2022 e di altri 400 milioni di beneficio dalle imposte differita al 2021. Da qua la decisione fissare il target price a 13 euro. D’altra parte va detto che l’Agricole parte da un posizione di forza. Un po’ per l’assenza, quanto meno al momento, di alternative sul mercato per il Creval. E un po’ perchè già oggi l’istituto italo-francese può contare su un 15% di adesioni che rendono già sin d’ora più vicine le due soglie obiettivo, quella minima del 50% più un voto e quella del 66%. Oltre alla propria quota del 9,8%, la banca italo-francese ha raccolto il 5,4% del fondo Algebris guidato da Davide Serra, che da subito si è impegnato a consegnare le azioni. Non un dettaglio: l’appoggio del fondo può fare da enzima per smuovere il mercato ed essere una “guida” per altri istituzionali.

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