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Onorari in corsia preferenziale

di Antonio Ciccia 

Corsia preferenziale per gli onorari degli avvocati. Per la liquidazione delle parcelle (legge 794/1942) si applica il rito sommario di cognizione. Il procedimento sprint vale anche per l'opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dal legale per il pagamento della propria parcella. Questa la novità introdotta dal decreto legislativo di riforma dei riti civili speciali, attuativo della legge 69/2009 (dlgs 150 dell'1/9/2011, pubblicato sulla G.U. n. 220 di ieri).

La novella riconduce una buona parte di riti speciali a soli tre tipi di procedimento: rito del lavoro, rito sommario di cognizione e rito ordinario. I giudizi che riguardano le parcelle degli avvocati sono stati inseriti nella categoria dei riti sommari di cognizione. I lavori preparatori del decreto legislativo spiegano che sono stati ricondotti al modello del procedimento sommario di cognizione (inteso come giudizio a cognizione piena, sia pure in forme semplificate ed elastiche), i procedimenti speciali caratterizzati da una accentuata semplificazione della trattazione o dell'istruzione della causa.

Appartengono a questa categoria alcuni procedimenti, la cui istruttoria semplificata derivava dalla scelta della trattazione in camera di consiglio (articoli 737 e seguenti del codice di procedura civile). Altro sintomo della possibilità di applicare il rito sommario di cognizione è stata la semplicità dell'oggetto della prova: a ciò segue ordinariamente un'attività istruttoria breve, a prescindere dalla natura delle situazioni giuridiche soggettive coinvolte o delle questioni giuridiche da trattare e decidere.

I presupposti di questo tipo sono stati rintracciati nelle controversie riguardanti gli onorari, diritti o spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali, previste dall'articolo 28 della legge n. 794/1942, e nell'opposizione proposta, a norma dell'articolo 645 del codice di procedura civile, contro il decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento dei medesimi crediti.

In sostanza quando l'avvocato deve agire contro il cliente, diventato un ex cliente, che non ha pagato la parcella, può chiedere al giudice un decreto ingiuntivo. Il decreto è il titolo esecutivo e con esso si può pignorare il patrimonio del debitore. Contro il decreto ingiuntivo l'ex cliente presentare opposizione e chiedere al giudice una sentenza che attesti, ad esempio, che nulla è dovuto in quanto si contestano le prestazioni professionali.

Con il procedimento già regolato dalla legge 794/1942 l'avvocato chiede al giudice di liquidare il compenso e cioè di determinare l'esatto ammontare. In questo giudizio l'oggetto della controversia, infatti, è limitato alla determinazione degli onorari: non può, invece, essere esteso anche ai presupposti del diritto al compenso, o ai limiti del mandato, o alla sussistenza di cause estintive o limitative.

Per la richiesta di decreto ingiuntivo il procedimento è regolato dal codice di procedura civile. Per l'opposizione al decreto già concesso all'avvocato e per il procedimento di liquidazione degli onorari è intervenuto il decreto legislativo di riforma dei riti speciali.

Vediamo l'identikit del nuovo rito. Innanzitutto il giudice competente è quello dell'ufficio giudiziario di merito, cui ci si è rivolti per il processo nel quale l'avvocato ha prestato la propria opera, e il tribunale decide in composizione collegiale.

Inoltre le parti possono stare in giudizio personalmente: quindi il cliente potrà difendersi da sé. Questo vale per la fase di merito, mentre se poi si prosegue in Cassazione, tutti dovranno farsi assistere da un avvocato.

La causa si inizia con un ricorso depositato nella cancelleria del giudice, cui segue la formazione del fascicolo d'ufficio. Il giudice deve fissare, con proprio decreto l'udienza; il ricorso, allegato al decreto di fissazione dell'udienza, deve essere notificato al convenuto, che può costituirsi in giudizio fino a dieci giorni prima dell'udienza.

A eccezione dei casi in cui il processo non può andare avanti per problemi formali, il processo entra nel vivo. E il processo manifesta il suo effetto semplificatorio e di abbreviazione dei tempi nel caso in cui la controversia può essere decisa con una istruzione sommaria. Se, invece, il giudice ritiene di dovere seguire tutto l'iter, perchè, appunto le difese svolte dalle parti richiedono un'istruzione non sommaria, si passa al rito ordinario.

Se, invece, il giudice ritiene che la lite si può decidere con una istruzione più leggera, allora, sentite le parti, e senza formalità non essenziali al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all'oggetto del provvedimento richiesto.

Quindi, ad esempio, può decidere se sentire testimoni o consulenti.

Terminata l'istruttoria (sommaria) il giudice decide con una ordinanza di accoglimento o di rigetto delle domande, pronunciandosi sulle spese del giudizio.

L'ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale e per la trascrizione. L'ordinanza emessa, di regola, è soggetta ad appello e produce gli effetti di una sentenza passata in giudicato, se non è appellata entro 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione. In appello sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, o la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile.

Vi sono alcuni casi, come proprio il procedimento di liquidazione degli onorari di avvocato, in cui è esclusa l'appellabilità. Per questi procedimenti il decreto di riforma dei riti speciali prevede che giudice decide con una ordinanza e l'ordinanza che definisce il giudizio non è appellabile: ciò significa che è prevista solo la fase di impugnativa di legittimità, per cassazione.

Il decreto legislativo di riforma dei riti speciali riscrive, dunque, l'articolo 28 della legge 794/1942, che ora contiene un semplice rinvio all'articolo 14 del decreto legislativo citato.

Va infine ricordato che, in base all'articolo 36 del decreto legislativo citato, le nuove disposizioni si applicano ai procedimenti instaurati successivamente alla data di entrata in vigore dello stesso, conformemente al principio generale espresso dall'articolo 11 delle disposizioni sulla legge in generale.

Peraltro al fine di evitare eventuali dubbi interpretativi il decreto sancisce espressamente l'ultrattività delle norme abrogate o modificate, le quali continueranno ad applicarsi a tutte le controversie pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso.

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