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Oneri per le imprese, le compensazioni restano sulla carta

Se molto è stato fatto, altrettanto è ancora da fare. A un anno dalla sua entrata in vigore, lo Statuto per le imprese si presenta così: come una legge “importante” nell’ottica europea di favorire la crescita e la sopravvivenza delle Pmi e di cambiare il punto di osservazione dell’azione legislativa a favore dei “piccoli”, applicata però solo in parte. Se, infatti, fondamentali aspetti della norma hanno trovato applicazione e sono già esecutivi (o lo saranno a breve) – si pensi al recepimento dei tempi europei di pagamento della Pa, al riordino degli incentivi e degli appalti – altri non hanno ancora visto la luce.
È il caso della compensazione tra oneri introdotti per le imprese. Nella sostanza, lo Statuto prevedeva (articolo 8) che il legislatore tenesse conto, nella stesura di una nuova norma, del peso che questa avrebbe rappresentato per l’impresa e ne togliesse un’altra di pari “pesantezza”. Fatto salvo il principio – non aumentare ulteriormente gli oneri burocratici per le Pmi – la norma è stata giudicata inapplicabile ed è stata superata con la modifica del comma 2. L’articolo 3 del decreto Semplifica Italia, infatti, prevede che «entro il 31 gennaio di ogni anno le amministrazioni statali trasmettano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri una relazione sul bilancio complessivo degli oneri amministrativi, a carico di cittadini e imprese, introdotti e eliminati con gli atti normativi approvati nel corso dell’anno precedente», allo scopo di intervenire con una riduzione degli stessi, quando quelli introdotti si rivelino superiori a quelli eliminati. Per l’attuazione di questa nuova norma, però, è necessario che ne vada avanti un’altra che è invece ancora inapplicata. Per procedere alla compensazione, infatti, ogni onere e adempimento delle imprese dovrebbe essere sottoposto a misurazione. Lo Statuto prevedeva che un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per la Pubblica amministrazione, elaborasse entro il 15 febbraio di quest’anno, i criteri per effettuare la stima dei costi amministrativi. Scadenza ampiamente superata dal Dpcm che dovrebbe invece arrivare al traguardo entro dicembre. Niente criteri di misurazione, dunque, niente compensazione e valutazione dell’impatto delle norme.
Disattesa anche la norma dello Statuto (articolo 7, comma 2) che prevedeva la pubblicazione sui siti istituzionali di ciascuna amministrazione di tutti gli oneri informativi gravanti sulle imprese. Il comma prevedeva anche che la pubblicazione delle informazioni avvenisse secondo criteri definiti dalla Funzione pubblica, con regolamento da emanare con Dpcm entro il 31 marzo scorso. Scadenza, anche questa, ampiamente superata, ma il testo è già stato mandato alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione e sarà in vigore a breve.
Niente di fatto per l’articolo (9, comma 2) che prevedeva che le pubbliche amministrazioni garantissero attraverso le Camere di commercio la pubblicazione e l’aggiornamento delle norme e dei requisiti minimi per l’esercizio di ciascuna tipologia di attività di impresa. Uno strumento fortemente voluto dalle imprese, spesso alle prese con norme locali poco chiare e contraddittorie.
«La definizione e l’approvazione dello Statuto per le imprese – spiega Raffaello Vignali, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera e primo firmatario del testo diventato legge – sono stati solo il primo passo verso un nuovo modo di guardare il Paese, mettendo al centro le Pmi. Adesso però, è fondamentale che l’opera di controllo sulla reale applicazione delle norme sia severa. Senza questo lavoro, infatti, tutta l’attività legislativa sarebbe lettera morta e lo Statuto per le imprese diventerebbe un’altra occasione persa per il nostro Paese».

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