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Oneri di urbanizzazione soft

Oneri di urbanizzazione più leggeri per le ristrutturazioni. Il decreto legge «sblocca Italia» pronto per l’esame del consiglio dei ministri, introduce misure di incentivazione all’edilizia, soprattutto per gli interventi sull’esistente. Sia il contributo agli oneri di urbanizzazione sia quello commisurato al costo di costruzione possono essere agevolati e stabiliti in misura più conveniente per il cittadino e le imprese. Le modifiche riguardano l’articolo 16 del Testo unico per l’edilizia (dpr 380/2001), che disciplina l’intera materia del contributo di costruzione e cioè del contributo che va pagato al comune in relazione agli interventi edilizi. Il contributo si compone di due voci: una prima parte è commisurata al il costo di costruzione e una seconda all’incidenza degli oneri di urbanizzazione. Gli oneri di urbanizzazione concernono strade parcheggi, fognature, rete idrica, rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas, pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato (urbanizzazione primaria); asili, scuole, mercati, edifici pubblici, impianti sportivi e aree verdi, attrezzature sanitarie (urbanizzazione secondaria). In sostanza chi costruisce è chiamato a partecipare alla spesa pubblica per rendere vivibile un territorio urbanizzato. L’incidenza degli oneri di urbanizzazione è stabilita in relazione ad alcuni parametri: ampiezza e andamento demografico dei comuni; caratteristiche geografiche dei comuni; destinazioni di zona previste nei piani regolatori; livelli standard. Il decreto aggiunge un altro parametro e cioè la differenziazione tra gli interventi al fine di incentivare, in modo particolare nelle aree a maggiore densità del costruito, quelli di ristrutturazione edilizia rispetto a quelli di nuova costruzione. Se si paga di meno per una ristrutturazione, sarà proprio questo intervento ad essere privilegiato, rispetto al nuovo consumo di territorio. Questo principio, inoltre, deve essere tenuto in conto dalle amministrazioni comunali chiamate a definire, in caso di inerzia della regione, le tabelle per il calcolo degli oneri di urbanizzazione. Il decreto legge in esame, infatti, integra il comma 5 dell’articolo 16 del T.u. Edilizia, specificando che la definizione delle tabelle parametriche da parte dei comuni deve uniformarsi al criterio dell’incentivo delle ristrutturazioni rispetto alle nuove costruzioni. Il dl interviene anche sul comma 10 del citato art. 16. La disposizione si occupa del costo di costruzione (seconda voce del contributo di costruzione) e spiega che deve essere determinato in relazione al costo degli interventi stessi, così come individuati dal comune in base ai progetti presentati per ottenere il permesso di costruire. L’attuale secondo periodo del comma 10 precisa che, al fine di incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente, per gli interventi di ristrutturazione edilizia, i comuni hanno comunque la facoltà di deliberare che i costi di costruzione non superino i valori determinati per le nuove costruzioni. Quindi la ristrutturazione non paga di più di una nuova costruzione. Il decreto legge modifica la norma nel senso di diminuire la parte di contributo commisurata alle ristrutturazioni: grazie alla nuova versione i comuni potranno deliberare che i costi di costruzione ad essi relativi siano inferiori ai valori determinati per le nuove costruzioni.

Altre modifiche riguardano la durata del procedimento del rilascio del permesso di costruire. L’attuale art. 20 del T.u. edilizia raddoppia i termini per i comuni per i comuni con più di centomila abitanti, e per i progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento. Il dl elimina il riferimento demografico e, quindi, si possono raddoppiare i termini solo per pratiche complesse anche nei centri più grossi. Nel comune oltre centomila abitanti si applicano, quindi, di regola i termini ordinari (non raddoppiati), salvo istruttorie complicate.

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