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Onda da 60-100 miliardi di crediti dubbi Moratorie? In gran parte a basso rischio

C’è chi, come PwC, prevede che nei prossimi 18-24 mesi le banche italiane verranno colpite da un’ondata di nuovi crediti deteriorati per una cifra compresa tra i 60 e i 100 miliardi di euro. C’è chi, come Banca Ifis, calcola 38 miliardi solo nel 2021. Di certo la seconda ondata di Npl è una delle preoccupazioni della Bce, che – come scritto ieri sul Sole 24 Ore – ha avviato una stretta sulle banche per indurle ad aumentare gli accantonamenti. Per ora non si vede nulla: tutto è infatti congelato fino al 31 gennaio, quando scadranno le moratorie sui prestiti. Poi l’Italia e le banche faranno i conti con i danni prodotti dal lockdown: quanti dei 2,7 milioni di aziende e famiglie che hanno prestiti per 294 miliardi di euro oggi coperti dalla moratoria (che permette loro di non pagare le rate) torneranno a onorare i propri impegni dopo gennaio 2021? Quanti di questi diventeranno crediti deteriorati?

Nessuno lo sa, ed è per questo che le stime sulla prossima ondata di Npl hanno forchette ampie. Il Sole 24 Ore ha fatto un’indagine tra le principali banche italiane, per capire la solidità delle imprese a cui le moratorie sono state concesse. Da questo “carotaggio” delle moratorie, emergono dati abbastanza coerenti con le stime di Ifis e PwC. Ma, in parte, forse un po’ più rassicuranti: la stagrande maggioranza delle imprese che ha chiesto lo stop dei pagamenti ha infatti rating elevati (in media intorno al 70-80%), e della parte con rating bassi solo una fetta appartiene ai settori più colpiti dalla crisi. Considerando che le stime sulla nuova ondata di crediti deteriorati sono state fatte ipotizzando un tasso di default del 5-10% sui prestiti oggi in moratoria (questa è l’ipotesi di Banca Ifis per esempio), è insomma possibile che la realtà possa collocarsi nella parte bassa di questa forchetta. Al netto, incrociando le dita, di una seconda ondata di Covid.

Questa è la conclusione suggerita per esempio dai dati di Banco Bpm. Il gruppo ha 16 miliardi di prestiti coperti da moratoria. Di questi, il 76% riguarda aziende con elevato rating: dunque affidabili, in grado – verosimilmente – di tornare a pagare regolarmente dopo le moratorie. Del restante 24%, solo una fetta minima di imprese appartiene a settori particolarmente colpiti dalla crisi. In soldoni: sui 16 miliardi di finanziamenti totali di Banco Bpm sotto moratoria, solo 800 milioni sono verso aziende con rating bassi e appartenenti a settori maggiormente colpiti dal Covid. Questo non significa che solo 800 milioni su 16 miliardi rischiano davvero il default, ovvio, ma forse significa che la realtà è meno nera di quanto non si tema. Come ha detto lo stesso AD di Banco Bpm Giuseppe Castagna ad un Convegno di Credit Village, «bisogna stare attenti a fare previsioni disastrose».

I dati di UniCredit non sono molto diversi. Dei 205mila clienti a cui sono state concesse moratorie per 24 miliardi di euro, il 71% ha rating affidabili (investment grade). Il 29% ha invece rating meno affidabili: cioè circa 7 miliardi sui 24 totali. Se si guarda lo spaccato dei settori, si scopre che il grosso di questi 7 miliardi di prestiti ad aziende con basso rating è legato al settore immobiliare (24%) e a quello di arredamento-costruzioni (20%). Settori che soffrono la crisi, ma non tra i più colpiti. Solo il 12% è invece verso un settore molto colpito come il turismo, mentre il 7% è verso il settore dei beni di consumo e il 6% verso quello dell’agricoltura. Insomma: anche qui non tutti i prestiti a imprese meno affidabili riguardano settori davvero a rischio.

Intesa Sanpaolo ha invece concesso 514mila moratorie per un totale netto di 54 miliardi. Di questi, 30 miliardi sono di aziende che appartengono a settori ad alto o medio rischio Covid. Ma attenzione: di questi 30 miliardi, la maggior parte dei crediti è verso aziende con rating elevati (14,7 miliardi) o a medio rischio (12 miliardi). Solo 3,8 miliardi sono crediti sotto moratoria concessi ad imprese che hanno rating ad elevato rischio e che contemporaneamente appartengono a settori ad alto o medio rischio-Covid. Insomma: il 7,11% del totale. Se si guardano solo le imprese di settori ad elevato rischio Covid, la percentuale scende al 2,18%. Nulla di drammatico neppure qui insomma. Non sono invece disponibili dettagli sui 15,5 miliardi di crediti sotto moratoria di Mps.

C’è poi un altro indicatore è utile per cercare di prevedere il post-moratorie: secondo i dati della Banca d’Italia, le imprese non finanziarie da febbraio a luglio hanno aumentato i depositi in banca da 302 a 348 miliardi, mentre le famiglie produttrici (artigiani, botteghe ecc) li hanno incrementati da 1.050 a 1.068 miliardi. Insomma: le imprese in generale hanno aumentato di 64 miliardi di euro i soldi sui conti correnti. Mettendo i due dati insieme (il carotaggio delle moratorie e l’aumento della disponibilità sui depositi) emerge un quadro forse meno drammatico del previsto. L’ondata di Npl ci sarà, è inevitabile. Ma forse meno pesante di quanto non si possa temere a prima vista. E di sicuro molto meno di quella del 2011-2013.

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