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Omessi versamenti in verbale

Doppio binario sanzionatorio sull’omesso versamento dei contributi previdenziali trattenuti nella busta paga dei dipendenti da parte dei datori di lavoro. Se la somma non pagata è inferiore a 10 mila euro si applica una sanzione amministrativa da 10 mila a 50 mila euro. Se i contributi evasi superano i 10 mila euro, scatta il penale. In ogni caso, qualora il datore di lavoro provveda al versamento degli importi dovuti entro tre mesi dall’accertamento le sanzioni non si applicheranno. Motivo per cui la Guardia di finanza non potrà procedere alla contestazione immediata delle sanzioni economiche (per gli importi sotto i 10 mila euro) o alla trasmissione della denuncia all’autorità giudiziaria (per gli importi superiori): in tutti i casi i verbali di accertamento dovranno contenere un’invito al versamento entro i 90 giorni, con l’avvertimento che il perdurare dell’inadempimento comporterà l’applicazione delle sanzioni di legge. È quanto ricorda una circolare diffusa il 2 luglio scorso dal comando generale delle Fiamme gialle alle strutture territoriali. Il documento reca direttive operative in materia di contrabbando, accise e lavoro irregolare, alla luce del decreto sulle depenalizzazioni (dlgs n. 8/2016) in vigore dal 6 febbraio scorso.

Tra gli illeciti privati di rilevanza penale ve ne sono anche alcuni relativi al mercato dell’occupazione. Tra questi la somministrazione abusiva di lavoratori in assenza di apposita autorizzazione, l’esercizio non autorizzato dell’attività di intermediazione, ricerca e selezione del personale, l’utilizzo di lavoro interinale da parte di soggetti non autorizzati. La circolare della Gdf ricorda ai reparti che, in ogni caso, tali violazioni possono tornare ad assumere rilevanza penale a certe condizioni, per esempio in caso di sfruttamento di minori. Una volta scoperti gli illeciti, i militari dovranno trasmettere il rapporto alla Direzione territoriale del lavoro competente, che procederà all’irrogazione delle sanzioni.

Cambiano i metodi di verbalizzazione pure in materia di contrabbando, altro settore interessato dalla tornata di depenalizzazioni del 2016. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli ha già fornito i chiarimenti operativi per gli illeciti accertati al di fuori (circolare n. 47055 del 16 maggio 2016) e all’interno degli spazi doganali (circolare n. 55383 del 24 maggio 2016). Ora tocca alle Fiamme gialle fornire ai propri uomini le indicazioni applicative, soprattutto in presenza di reiterazione degli illeciti depenalizzati. Questi ultimi, infatti, se ripetuti dallo stesso soggetto nell’arco di un quinquennio tornano ad assumere rilevanza penale, a patto che la prima violazione sia «della stessa indole, non continuata e sanzionata con provvedimento divenuto esecutivo», sottolinea la circolare. Pertanto, una volta scovate le condotte di contrabbando derubricate a illecito amministrativo fuori dagli spazi doganali la Gdf dovrà procedere al sequestro delle merci e redigere verbale di contestazione, da inoltrare successivamente alle Dogane o ai Monopoli (organi competenti a irrogare le sanzioni). All’interno degli spazi doganali, invece, saranno questi ultimi ad applicare direttamente le sanzioni, anche su rapporto dei militari.

In presenza di condotte depenalizzate, tuttavia, i finanzieri dovranno sempre verificare la presenza di un’eventuale recidiva: per farlo, Dogane e Monopoli «hanno garantito alla Gdf l’autonomo accesso in via telematica ad apposita banca dati, in fase di approntamento, contenente le informazioni concernenti gli esiti dei procedimenti sanzionatori di competenza dell’Agenzia».

Valerio Stroppa e Cristina Bartelli

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