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Omessi versamenti, tripla chance

Negli ultimi mesi anche i giudici di legittimità sembrano considerare rilevante, per l’esclusione della responsabilità penale dell’imprenditore che ha omesso di versare l’Iva o le ritenute, una comprovata grave crisi finanziaria dell’impresa e la necessità di valutare la sua condotta anche ai fini della continuità aziendale e quindi, ad esempio, se le somme non versate al fisco siano state impiegate per pagare i dipendenti.
A norma degli articoli 10 bis e 10 ter del decreto legislativo 74/2000 è punito con la reclusione da sei mesi a due anni rispettivamente chi non versa le ritenute operate e certificate entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale e chi omette il versamento dell’Iva entro il termine di scadenza dell’acconto dell’anno successivo. Entrambi i delitti scattano in presenza di importi superiori a 50mila euro.
Negli anni, in presenza di evidenti crisi di liquidità indipendenti dalla volontà dell’imprenditore, vari giudici di merito hanno escluso la punibilità, invece, la Suprema Corte ha sempre assunto una linea interpretativa particolarmente rigorosa. La questione, di particolare rilevanza, è stata così esaminata dalle sezioni unite penali (sentenze 37424 e 37425 del 2013), le quali hanno innanzitutto chiarito che il reato non si pone in rapporto di specialità rispetto all’analoga violazione tributaria che pure viene commessa in presenza di omesso versamento (sanzione del 30%). Con la conseguenza che trovano applicazione entrambe le sanzioni (penali e tributarie).
L’alto consesso, inoltre, partendo dal presupposto che nel caso dell’Iva, l’imposta viene riscossa una volta emessa la fattura (il che per la verità non è sempre così) e sussiste quindi un obbligo di “accantonamento” da parte del contribuente per eseguire il successivo versamento, ha ritenuto integrato il reato, in via generale, anche in presenza di crisi di liquidità.
Sul punto, però, la medesima sentenza ha offerto un’apertura ove il contribuente dimostri, circostanza non particolarmente semplice, oltre alla citata crisi di liquidità in cui si trova l’azienda, anche che l’omesso versamento non sia dipeso da una scelta dell’imprenditore.
A seguito di tale pronunciamento, sono seguite ulteriori sentenze di legittimità: inizialmente è stato quasi sempre ritenuto colpevole il contribuente nonostante la crisi, successivamente, pare valutata più favorevolmente la predetta crisi.
In dettaglio la casistica che, più di recente, ha escluso la punibilità, può ricondursi a tre differenti ipotesi: assenza di dolo, sussistenza di forza maggiore, assenza di collegamento tra la condotta tenuta da chi doveva versare ed il reato.
– Assenza di dolo. È stato chiarito che non si può escludere in astratto l’assenza di dolo o l’assoluta impossibilità di assolvere all’obbligazione tributaria per la crisi di liquidità. È però necessario provare: a) la non imputabilità all’imprenditore della crisi che avrebbe improvvisamente investito l’azienda; b) che detta crisi non possa essere stata adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso, da parte dell’imprenditore a idonee misure da valutarsi in concreto.
Queste circostanze devono essere valutate in modo insindacabile dal giudice di merito
– Forza maggiore. Secondo i giudici di legittimità non può escludersi in assoluto l’esistenza della causa di forza maggiore. Essa può configurarsi, a seconda dei casi concreti, in un’imprevista e imprevedibile indisponibilità del denaro necessario, non correlata in alcun modo alla condotta gestionale dell’imprenditore.
– Assenza di collegamento. Può verificarsi poi la mancanza di nesso eziologico tra la condotta tenuta da chi era obbligato a versare le imposte e il reato, in quanto la violazione è stata determinata da comportamenti pregressi non ascrivibili alla persona indagata. È il caso, nella specie, del liquidatore che subentrando ai precedenti amministratori ha ereditato una situazione che rende impossibile osservare i previsti adempimenti.
In tutte le ipotesi, evidentemente, è comunque necessario provare la gestione diligente e oculata delle risorse eventualmente disponibili.

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