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Omessi versamenti, le rate non bloccano il sequestro

Il reato di omesso versamento Iva non viene meno se l’imposta è rateizzata successivamente, con la conseguenza che il sequestro sui beni è legittimo fino alla conclusione della rateazione, a nulla rilevando che il piano di rateazione sia assistito da garanzia fideiussoria. A fornire queste precisazioni è la Corte di cassazione, sezione III penale, con la sentenza n. 30140 depositata ieri. La pronuncia è particolarmente attuale perché attiene a una violazione, l’omesso versamento dell’Iva, che, soprattutto, in questo periodo, viene spesso commessa per necessità economiche e finanziarie del contribuente.
Nella specie, il rappresentante legale di una società è stato segnalato alla Procura della Repubblica dall’agenzia delle Entrate per il delitto, previsto dall’articolo 10 ter del decreto legislativo 74/2000, in particolare per non aver versato Iva entro il termine (data di pagamento dell’acconto Iva relativo all’anno successivo) per 112.000 euro circa (la violazione penale scatta sopra 50.000 euro). Il contribuente, una volta giunta la comunicazione dell’Agenzia, ha provveduto alla rateazione della somma, mediante presentazione di garanzia fideiussoria. Nonostante ciò, la Procura ha disposto il sequestro, finalizzato all’eventuale confisca, per una somma pari all’importo. Il Gip ha disposto la revoca della misura cautelare accogliendo le tesi difensive secondo le quali, in sintesi, l’avvio della rateazione, assistita da fideiussione, rendeva inutile il sequestro. Il contribuente, infatti, così operando, restituiva all’Erario le somme precedentemente evase. Il Tribunale del riesame, su appello del Pm, invece, ha confermato la misura. Il contribuente ha allora presentato ricorso per cassazione evidenziando che il pagamento rateale era stato intrapreso già prima del sequestro. Peraltro il piano di rateazione era garantito dalla fideiussione e quindi il mantenimento del sequestro finiva per sanzionare due volte il contribuente.
La Corte, nel respingere il ricorso, ha fornito alcune precisazioni particolarmente interessanti. Innanzitutto viene evidenziato che se il contribuente restituisce all’Erario la somma evasa (profitto del reato) viene meno lo scopo della confisca, e, quindi, del precedente sequestro. Ciò in quanto la misura cautelare non può colpire somme restituite all’Erario; altrimenti si assisterebbe a un’illegittima duplicazione sanzionatoria. La sentenza ribadisce poi che la regolarizzazione a posteriori del versamento delle imposte non estingue il reato ma, al più, costituisce una circostanza attenuante. Da queste considerazioni consegue, secondo i giudici, che il versamento rateale successivo alla consumazione del reato, non solo non estingue il reato tributario, ma legittima anche il sequestro finalizzato alla confisca, in quanto, fino alla sua conclusione, il debito non può considerarsi estinto e quindi il profitto del reato resta, seppur parzialmente, nella disponibilità del contribuente. Al più, il sequestro potrà esser gradualmente ridotto, per duplicazioni sanzionatorie. Infine i giudici precisano che la fideiussione non può sostituire le somme oggetto di sequestro, trattandosi di garanzie personali di pagamento non equipollenti rispetto al bene sequestrato. Verrebbe, poi, violata la ratio della normativa sulla confisca lasciando, di fatto, la possibilità al reo di trarre beneficio dall’attività illecita.

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