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Omessi pagamenti senza sconti

La sanzione per omesso o ritardato versamento, prevista dall’articolo 13 Dlgs n. 471/1997, pari al 30% del tributo dovuto, non è mai riducibile ad un terzo, anche se non irrogata tramite iscrizione a ruolo. Questa è l’interpretazione assolutamente dominante nella prassi amministrativa, anche se non da tutti condivisa, da cui si deve partire per dare risposta al quesito che la lettrice pone al Sole 24 Ore sulla scorta degli uffici delle Entrate di Ravenna e di Viterbo.
Infatti, il problema nasce dal dettato dell’articolo 17 Dlgs n. 472/1997, che disciplina la riduzione della sanzione in caso di definizione della stessa, con pagamento entro il termine della proposizione del ricorso. Si prevede in particolare che, in presenza di atto contestuale di accertamento e irrogazione della sanzione, qualora il contribuente presti acquiescenza all’aspetto sanzionatorio, la misura irrogata sia definita con la riduzione ad un terzo.
La medesima disposizione del sopra citato articolo 17, al successivo comma 3, ammette il procedimento di irrogazione della sanzione per omesso o tardivo pagamento mediante diretta iscrizione a ruolo della stessa, ai sensi degli articoli 36 bis e 36 ter, Dpr n. 600/1973. Nel suddetto comma 3 si precisa che «per le sanzioni indicate nel periodo precedente, in nessun caso si applica la definizione agevolata».
Interpretazione discutibile
Secondo l’interpretazione fornita sin dalla circolare n. 180/E del 1998 del Ministero delle finanze, il divieto di riduzione della sanzione si applica «indipendentemente dal procedimento di irrogazione utilizzato». In buona sostanza, l’Amministrazione finanziaria ha sempre letto la previsione in esame come riferita alla sanzione di omesso versamento, oggettivamente intesa, e non limitatamente a quella irrogata tramite iscrizione a ruolo.
Si tratta, tuttavia, di interpretazione non condivisibile per una pluralità di ragioni.
In primo luogo, vale evidenziare come la preclusione della riduzione ad un terzo per le sole sanzioni oggetto del procedimento di cui agli articoli 36 bis e 36 ter, Dpr n. 600/1973, trovi giustificazione nella peculiare e specifica disciplina di riduzione della sanzione, prevista negli artt. 2 e 3, Dlgs n. 462/1997. In forza di tali disposizioni, infatti, al contribuente che paga gli avvisi bonari che precedono l’iscrizione a ruolo compete la riduzione della penalità, rispettivamente, ad un terzo e ai due terzi della misura edittale.
Limitazione ingiusta
È dunque evidente che la limitazione posta nell’ultimo comma dell’articolo 17, Dlgs. n. 472/1997, si giustifica proprio per l’esistenza di una specifica norma di attenuazione. Al di fuori di tale ambito, invece, il divieto di riduzione risulta irragionevole, a maggior ragione se comparato con quanto accade per violazioni di maggiore gravità, quali quelle di omissione o infedeltà della dichiarazione. Queste sono infatti sempre ammesse alla definizione agevolata.
Se il contribuente intende contestare l’interpretazione dell’Amministrazione, egli potrà versare tempestivamente l’importo ridotto e quindi impugnare il successivo atto impositivo (cartella di pagamento). Qualora poi la facoltà di riduzione fosse stata riportata tra le avvertenze dell’avviso di accertamento, avverso la pretesa erariale potrà anche essere eccepita la tutela dell’affidamento e della buona fede, sancita nell’articolo 10, legge n. 212/2000.

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