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Omesse ritenute, reato limitato

Paletti più stretti per contestare il reato di omesso versamento di ritenute. L’amministrazione finanziaria, infatti, non può basarsi solo sui debiti indicati nel modello 770, ma deve presentare le certificazioni rilasciate dai sostituti d’imposta. Così, con la sentenza 40526 del 1° ottobre scorso, la Cassazione ha cambiato orientamento sulla prova del reato tributario del mancato versamento di ritenute.
La nuova interpretazione dei giudici è più vicina, rispetto a quelle precedenti, alla disposizione letterale che regola il reato. Infatti, l’articolo 10-bis del Dlgs 74/2000 punisce chi non versa le ritenute risultanti dalle «certificazioni rilasciate ai sostituiti» per un ammontare superiore a 50mila euro.
Nella pratica, però, le ritenute operate e non versate emergono dal modello 770 presentato dal sostituto d’imposta e vengono scoperte successivamente dall’agenzia delle Entrate, con il controllo automatizzato delle dichiarazioni.
L’amministrazione invia così l’avviso bonario al contribuente, e, se vengono superati i limiti penali, procede alla denuncia in Procura. Per questo accade sovente che l’accusa si fonda solo sui dati “autodichiarati” dal contribuente nel modello 770, trasmessi dall’agenzia delle Entrate al Pm.
Negli ultimi anni, la Cassazione ha ritenuto soddisfatto l’onere probatorio per l’amministrazione finanziaria semplicemente allegando il modello 770 (da ultimo sentenze 3124/2014, 3705/2014 o 19454/2014). Al più, la prova delle certificazioni attestanti le ritenute operate dai sostituti d’imposta, poteva essere fornita dal Pm anche con prove documentali, testimoniali o indiziarie (sentenza 33187/2013). Con la sentenza 37730/2014, la Cassazione ha poi precisato che l’articolo 10-bis del Dlgs 74/2000 cita esplicitamente le «certificazioni rilasciate» per chiarire che la sanzione penale si applica solo con riguardo alle ritenute effettivamente operate. Tuttavia, per provare la violazione poteva bastare il modello 770, o altri elementi documentali, testimoniali o indiziari.
Ora la Cassazione ha cambiato orientamento: il reato è collegato all’omesso versamento, non delle ritenute indicate nel 770, ma di quelle risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti. La prova è a carico dell’amministrazione finanziaria che muove l’accusa di omesso versamento. E dato che oggi, nella maggior dei procedimenti, non vengono acquisite le certificazioni rilasciate ai sostituiti, nelle cause ancora pendenti è necessario che proceda il Pm o il giudice d’ufficio; altrimenti non dovrebbero esserci dubbi sull’assoluzione del contribuente.
Per il reato di omesso versamento all’orizzonte potrebbe esserci un ulteriore allentamento. L’articolo 8 della delega fiscale, infatti, prevede la revisione del sistema penale tributario, tenendo conto di adeguate soglie di punibilità e dando rilievo alla configurazione del reato per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documentazione falsa. Poiché l’omesso versamento non è una fattispecie fraudolenta o simulatoria, i reati di omesso versamento di ritenute e dell’Iva dovrebbero essere abrogati o sussistere solo per somme ingenti.

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