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Omesse ritenute leggere

Niente penale se l’omesso versamento di ritenute è di ammontare inferiore alle soglie di rilevanza penale previste oggi per la configurazione del delitto di cui all’art. 10-bis del dlgs 74/2000, anche se il fatto è antecedente al 22 ottobre 2015 (data di entrata in vigore della revisione del sistema sanzionatorio penal-tributario operata dal dlgs 158/2015).

In tal caso il contribuente deve essere assolto dall’incriminazione con la formula di assoluzione piena «il fatto non sussiste». Questo quanto affermato dalla Corte di cassazione, sez. penale, nella sent. n. 6105 depositata ieri.
Nel caso all’attenzione della Corte il contribuente era stato imputato del reato di omesso versamento di ritenute atteso il mancato versamento di ritenute risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti relativamente a emolumenti erogati nel 2006 per l’importo di 85.481. L’omesso versamento, all’epoca dei fatti, era di ammontare tale da superare le soglie di rilevanza penale previste per la configurazione del reato di cui all’art. 10-bis. Con la revisione del sistema sanzionatorio penal tributario, tuttavia, il reato in commento è stato modificato anche in relazione alle soglie al superare delle quali l’omesso versamento di ritenute è ritenuto penalmente rilevante. Dal 22 ottobre 2015 in particolare tale reato si configura qualora le ritenute non versate sono di ammontare superiore a 150 mila. La Cassazione, in applicazione del principio del favor rei secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce reato (art. 2, comma 2 c.p.), ha affermato che nel caso alla sua attenzione «non risulta integrata la soglia di punibilità richiesta per la fattispecie incriminatrice» attesa la rimodulazione della soglia di rilevanza penale del reato di cui all’art. 10-bis operata dal dlgs 158/2015. In particolare la mancata integrazione della soglia di punibilità come oggi prevista comporta «l’inconfigurabilità della fattispecie incriminatrice» e per tale ragione il contribuente deve essere assolto con la formula «il fatto non sussiste». La soglia di rilevanza penale, infatti, è uno «dei requisiti essenziali della tipicità del fatto» ritenuto penalmente rilevante (Corte cost. sent. n. 241/2004). In particolare «la soglia di punibilità si traduce nella fissazione di una quota di rilevanza quantitativa con la conseguenza che, alla mancata integrazione della soglia, corrisponde la convinzione del legislatore circa l’assenza nella condotta incriminata di una “sensibilità” penalistica del fatto, sicché il comportamento sottosoglia è ritenuto non lesivo del bene giuridico tutelato». Nonostante l’assoluzione, tuttavia, sottolinea la Corte resta «impregiudicato l’eventuale mancato versamento delle ritenute operate in misura inferiore alla soglia di punibilità potendo l’amministrazione finanziaria procedere in via amministrativa all’accertamento della violazione e all’irrogazione delle relative sanzioni in relazione all’imposta dovuta e non versata».

 

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