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Omessa dichiarazione svelata

Dalla Cassazione stretta sul reato di omessa dichiarazione. L’illecito è infatti punibile ricostruendo il volume d’affari dall’elenco dei clienti. Non solo. Il processo verbale di constatazione è pienamente utilizzabile nel processo penale così come l’accertamento induttivo può essere usato per verificare il superamento della soglia di punibilità. E poi ancora, affidare al commercialista il compito di presentare la dichiarazione non esonera l’imprenditore dalla responsabilità.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 46500 del 24 novembre 2015, ha confermato la condanna a carico a dieci mesi di reclusione (condizionalmente sospesa) a carico di un contribuente che aveva prodotto ricavi in nero per quasi un milione di euro.

La terza sezione penale ha quindi dettato un vademecum sui requisiti di punibilità del reato di omessa dichiarazione.

In un primo passaggio la Cassazione chiarisce infatti che in materia di accertamento di reati tributari il processo verbale di constatazione redatto in occasione di controlli è inseribile nel fascicolo del dibattimento nella parte in cui riproduce situazioni di fatto esistenti in un determinato momento e suscettibili di subire modifiche; così che possono essere utilizzati i riscontri documentali e contabili amministrativi quando riproducono una situazione obiettiva neppure contestata.

D’altra parte, il processo verbale di constatazione redatto dalla guardia di finanza o dai funzionari degli uffici finanziari è un atto amministrativo extraprocessuale, come tale, comunque, acquisibile e utilizzabile a fini probatori.

Inoltre, precisa ancora il collegio di legittimità, in tema di reati tributari, l’accertamento induttivo compiuto dagli uffici finanziari può rappresentare un valido elemento di indagine per stabilire, in sede penale, se vi sia stata evasione e se questa abbia raggiunto le soglie di punibilità previste dalla legge, a condizione che il giudice non si limiti a constatarne l’esistenza e non faccia apodittico richiamo agli elementi in essi evidenziati, ma proceda a specifica autonoma valutazione degli elementi nello stesso descritti comparandoli con quelli eventualmente acquisiti «aliunde».

Infine, conclude piazza Cavour, ai fini dell’accertamento della soglia di punibilità di cui all’art. 5 del dlgs n. 74 del 2000, il giudice può legittimamente avvalersi dell’accertamento induttivo dell’imponibile compiuto dagli uffici finanziari.

Di diverso avviso la procura generale del Palazzaccio che, nell’udienza svoltasi a settembre, ha chiesto al collegio della terza sezione penale di annullare con rinvio la condanna all’imprenditore.

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