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Ombre greche sui listini globali

L’evidente incapacità decisionale – almeno come rapidità dei tempi richiesti – dei leader europei spaventa i mercati borsistici. Il timore diffuso è che possa replicarsi quello che si è visto quattro anni fa con il tracollo di Lehman Brothers. Allora il rifiuto di un salvataggio della banca da parte dell’amministrazione americana innescò un drammatico effetto-domino globale, oggi il rischio dell’uscita della Grecia dall’area euro potrebbe creare un disastro ancora peggiore: innanzitutto, perché le banche centrali hanno ormai poche armi (i tassi sono al minimo); in secondo luogo, perché l’esplosione di un’area monetaria è ben più grande di quella di un istituto di credito, pur grande che sia.
Una paura che sta provocando una grande volatilità sui mercati azionari globali e su quelli europei in particolare. «Gli investitori – osserva Giorgio Mascherone, responsabile Investimenti di Deutsche Bank in Italia – guardano alla situazione europea scatenata dalla crisi greca e reagiscono come dopo il fallimento Lehman, nel settembre del 2008. In realtà – come ripetiamo da molto tempo, pur se l’attuale situazione non è affatto tranquillizzante – non ci troviamo certamente nelle condizioni in cui si scatenò la crisi finanziaria nell’autunno del 2008: la leva del debito non è azzerata, ma è molto inferiore ad allora; la situazione immobiliare non è certamente risolta, ma non è così grave come nell’estate del 2008; infine, la situazione dei bilanci delle imprese è di gran lunga migliore».
Gli stessi indicatori macro sembrano confermare che la ripresa economica (fatta eccezione per il Sud Europa) sta faticosamente – ma indiscutibilmente – continuando. Tuttavia a tenere banco e a spaventare gli investitori di tutto il mondo c’è sempre la questione greca. Le prossime elezioni si svolgeranno il 17 giugno, data entro la quale è logico aspettarsi ancora tantissima instabilità e volatilità. Anche perché la Germania sta tenendo le nazioni periferiche sulla corda, fra aperture alle politiche di crescita e riaffermazione del rigore di bilancio, e questo è un gioco che può essere molto rischioso, se a un certo punto la fune si spezza.
«Il rischio – spiega Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos – è quello di “aizzare” ancor più i mercati contro i mercati dell’Europa mediterranea. D’altra parte, la Germania continua a essere severa perché teme che, su un rilassamento delle politiche di rigore, i Paesi mediterranei possano tornare a una politica economica troppo allegra».
La questione, al di là della retorica europeista e delle roboanti frasi dei documenti ufficiali, è tutta qui. La Germania non si fida delle presunte virtù dell’Europa mediterranea, che invece vede a sua volta i tedeschi come i cerberi che impedisono di percorrere un sentiero di crescita. Un contraddittorio dove tutti hanno le loro ragioni e nessuno ha quella definitiva.
Sui mercati azionari «continua a regnare il nervosismo», osservano all’ufficio studi di Banca Syz. «Anche se la stagione delle trimestrali ha lanciato segnali piuttosto rassicuranti, il nodo del debito sovrano e il forte aumento della disoccupazione nei Paesi mediterranei monopolizzano l’attenzione». Ovviamente l’ingovernabilità della Grecia peggiora la situazione, anche per il rischio di una sua fuoruscita dall’euro. «Preferiamo restare cauti – concludono a Syz – e puntiamo su un’allocazione azionaria prudente».

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