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Omaggi aziendali, la normativa privilegia l’imposizione diretta

Sul trattamento fiscale degli omaggi aziendali, la normativa Iva continua a essere meno generosa di quella dell’imposizione diretta, fissando la soglia massima per la detassazione a 25,82 euro, contro i 50 euro per la deducibilità integrale ai fini delle imposte sui redditi.

Questa divergenza, considerata l’autonomia dei due tributi, non è giuridicamente significativa, ma certo è poco opportuna sul piano sistematico. Tanto che il ddl di semplificazione presentato dal governo nel giugno scorso si prefigge di elevare il limite a 50 euro anche ai fini della detrazione Iva, cosa che però non sortirebbe nessun beneficio concreto se non sarà accompagnata da un’analoga modifica della soglia di non imponibilità (modifica assente nella versione originaria del ddl).

La disciplina Iva dei «piccoli omaggi». La lettera h) dell’art. 19-bis1 del dpr 633/72 stabilisce che non è detraibile l’Iva sulle spese di rappresentanza come definite agli effetti dell’imposizione diretta, eccettuate quelle costituite da acquisti di beni di costo unitario non superiore a 25,82 euro. Pertanto, l’Iva che grava sugli acquisti di beni da omaggiare alla clientela in particolari occasioni, fra cui le imminenti festività di fine anno, è detraibile solo se il costo unitario del bene è contenuto nel suddetto limite monetario.

Questo per quanto riguarda il trattamento «a monte».

Scendendo «a valle», la successiva cessione gratuita del bene il cui costo unitario non sia superiore a 25,82 euro è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 4) del dpr 633/72, a condizione però che si tratti di beni il cui commercio o la cui produzione non rientra nell’attività propria dell’impresa. Detta disposizione, infatti, nell’assoggettare all’imposta, in deroga al principio della onerosità, anche le cessioni gratuite, esclude tuttavia l’imposizione se si tratta di:

– beni la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa, se di costo unitario non superiore a 25,82 euro

– beni per i quali non sia stata operata, al momento dell’acquisto o dell’importazione, la detrazione dell’imposta a norma dell’art. 19, anche se per effetto dell’opzione di cui all’art. 36-bis.

Il regime delle cessioni gratuite è improntato sostanzialmente al principio secondo cui se l’imposta è stata detratta «a monte», l’operazione deve essere tassata «a valle»; se invece non è stato possibile esercitare la detrazione «a monte», la tassazione si intende così realizzata, per cui la successiva operazione «a valle» non è imponibile.

A questo principio fanno eccezione i «piccoli omaggi» (beni di costo fino a 25,82 euro), i quali, come si è visto, sono totalmente sgravati dell’Iva in quanto:

– da un lato, sono ammessi alla detrazione «a monte» ai sensi dell’art. 19-bis1, lett. h)

– dall’altro, non costituiscono operazioni imponibili «a valle» ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 4).

La detrazione dell’Iva sui «piccoli omaggi» spetta anche se si tratta di prodotti alimentari o bevande, ossia di beni per il cui acquisto o importazione il diritto alla detrazione, in via di principio, è precluso dalla lettera f) dell’art. 19-bis1. Tale disposizione, infatti, come riconosciuto dall’amministrazione finanziaria con la circolare n. 54 del 19 giugno 2002, non trova applicazione allorché detti beni assumano la qualifica di «spese di rappresentanza», ipotesi nella quale trova ingresso la disposizione della lettera h), che ammette la detrazione se il costo unitario è contenuto nella suddetta soglia di 25,82 euro.

Sovente gli omaggi aziendali hanno per oggetto beni acquistati per la specifica finalità e, dunque, non rientranti tra quelli ordinariamente prodotti o commercializzati dall’impresa: per esempio, i dolciumi, i vini, le agende, ecc. che l’imprenditore o il professionista acquistano per farne omaggio ai clienti. Può però verificarsi che l’omaggio sia costituito da un bene rientrante nell’oggetto dell’attività propria dell’impresa: per esempio, il gestore di un’enoteca che dà in omaggio una cassetta di vini, eventualmente acquistata per tale specifica finalità. Riguardo a questa ipotesi, il ministero delle finanze ha dichiarato, in sostanza, che l’acquisto non può essere trattato ai fini Iva come spesa di rappresentanza (circolare n. 188 del 16 luglio 1998), cosicché, a prescindere dal costo del bene:

– l’Iva pagata «a monte» è detraibile

– la successiva cessione gratuita è imponibile, non essendo possibile far valere né la detassazione prevista per beni acquistati senza diritto a detrazione né quella prevista per i piccoli omaggi.

La soluzione ministeriale non persuade, potendo sostenersi invece che se il contribuente, al momento dell’effettuazione dell’acquisto del bene, è in grado di prevederne una destinazione diversa rispetto a quella ordinaria, tale da comportare l’indetraibilità dell’imposta, può astenersi dall’esercitare la detrazione, di modo che la successiva cessione gratuita sarà esclusa dalla sfera impositiva ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 4) del dpr 633/72.

Un’altra osservazione deve essere proposta in relazione ai «piccoli omaggi» di beni che formano oggetto dell’attività propria dell’impresa, che, come si è visto, la predetta disposizione assoggetta comunque all’imposta, limitando la detassazione solo agli altri beni. Siffatta distinzione non trova riscontro nella normativa comunitaria. L’art. 16 della direttiva, infatti, esclude dall’imposizione i prelievi di beni ad uso dell’impresa a scopo di omaggi di scarso valore, senza distinguere in merito alla natura del bene nell’economia dell’impresa.

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