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Oltre la webtax gli Usa vogliono tassare tutte le società

Basta web tax, gli Stati Uniti vogliono tassare le 100 società più grandi al mondo senza creare regole ad hoc per il digitale. La nuova amministrazione di Joe Biden mescola le carte della riforma Ocse per il fisco internazionale. Nei documenti inviati ai 135 paesi dell’Inclusive framework dell’Ocse ottenuti dal Financial Times, il tesoro Usa ha proposto un piano per tassare i profitti delle più grandi multinazionali, compresi i grandi gruppi tecnologici statunitensi, indipendentemente dalla loro presenza fisica in un dato paese. Secondo la nuova formula, solo le multinazionali più grandi e redditizie del mondo sarebbero soggette a nuove regole, indipendentemente dal loro settore, ma in base al livello di fatturato e margini di profitto. Sembrano passate ere geologiche dall’America first, quando il presidente Donald Trump aveva bloccato i negoziati Ocse con lo scopo di proteggere i giganti del tech Usa. Ora la storia è tutta diversa, Washington, in breve, dice: non ci interessa più creare paletti, tassiamo però in maniera equa tutte le società più redditizie, non solo quelle del digitale. Le regole del cosiddetto primo pilastro della riforma Ocse distinguevano tra due tipi di società: quelle che basano il proprio modello di affari sui servizi digitali automatizzati (Automated Digital Services – Ads) e le imprese che invece interagiscono con i consumatori (Consumer Facing Businesses – Cfb). «Il Pilastro 1 diventerà un animale diverso?», ha dichiarato il direttore della fiscalità della commissione europea Benjamin Angel. «Gli Stati Uniti propongono di abbandonare la distinzione tra Ads e Cfb e di concentrarsi sulle 100 maggiori imprese multinazionali, per rendere il sistema più gestibile. Ora è necessario un attento esame della loro proposta. I mesi a venire saranno cruciali». All’interno della proposta degli Usa inviata ai membri dell’Inclusive framework, la segretaria al tesoro Janet Yellen ha anche indicato l’introduzione di un’aliquota minima globale del 21%, quasi il doppio dell’aliquota del 12,5% che fino ad ora era stata ipotizzata per il secondo pilastro della riforma Ocse. L’obiettivo Usa è sicuramente più ambizioso ma rimane comunque fedele ai piani dell’Organizzazione: creare un sistema fiscale internazionale più stabile, fermare la proliferazione web tax unilaterali, temperare la concorrenza fiscale dei paesi e limitare il trasferimento dei profitti delle multinazionali.

Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica fiscale dell’Ocse, ha accolto con favore le proposte degli Stati Uniti. «Questo riavvia i negoziati ed è molto positivo», ha detto. «È una proposta seria con possibilità di successo sia nei negoziati internazionali che al congresso degli Stati Uniti». Secondo Saint-Amans, è probabile che la nuova proposta del primo pilastro raccolga lo stesso gettito per gli altri paesi rispetto all’alternativa già in discussione.

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