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Oltre 2 mila pmi quotabili

Prima della crisi da Covid-19 era in atto una tendenza al progressivo aumento delle pmi quotate. Il numero delle società non finanziarie con caratteristiche ampiamente idonee per l’accesso potenziale al listino di borsa era molto elevato, e pari a quasi 2.800. La prima ondata della pandemia determinerebbe una riduzione del numero delle pmi quotabili all’inizio del 2021 del 20%, nello scenario base di questo studio, e del 25%, nello scenario più negativo. Il numero rimarrebbe elevato, e pari rispettivamente a oltre 2.200 e a circa 2.100. È quanto si legge nella nota della Banca d’Italia relativa all’impatto della crisi da Covid-19 sull’accesso al mercato dei capitali delle pmi italiane.

Con le simulazioni sui bilanci aziendali 2020, «che contengono gli effetti della prima ondata pandemica, e un’analoga stima per il 2021, il numero delle imprese quotabili rimarrebbe superiore a 2 mila anche a inizio 2021, nonostante gli effetti della crisi sanitaria riducano del 20-25% il numero di Pmi idonee alla quotazione».

Le imprese dei settori maggiormente penalizzati dalla crisi sarebbero in parte sostituite da imprese dei settori favoriti nel nuovo ambiente economico, secondo lo studio di Via Nazionale che ha precisato che il numero delle imprese quotabili e la distribuzione per settore potrebbero modificarsi a seconda dell’evoluzione della pandemia e delle misure di sostegno all’economia. A parità di altri fattori, secondo Bankitalia, è ipotizzabile che la tendenza alla quotazione in borsa possa ritornare ai ritmi pre-crisi una volta che gli effetti del Covid-19 si saranno esauriti e l’attività economica ripresa.

L’esame di un vasto campione di pmi, «di cui 88 imprese ammesse all’Aim Italia tra il 2013 e il 2019, ha consentito di individuare il profilo tipico della piccola e media impresa che decide di quotarsi in Borsa. Il profilo è stato usato per stimare il numero delle pmi quotabili: quasi 2.800 pmi non finanziarie con caratteristiche idonee alla quotazione prima della pandemia, prevalentemente di medie dimensioni e attive nella produzione di macchinari di impiego generale, nell’industria alimentare e nel commercio all’ingrosso (no veicoli)».

Tra giugno e novembre del 2020, quando la circolazione del virus è rallentata e i mercati si sono stabilizzati, si sono osservati quindici casi di ipo presso la borsa italiana, di cui tredici sull’Aim; può trattarsi in parte di progetti di quotazione avviati prima della crisi, sospesi temporaneamente per effetto della pandemia e riavviati con la ripresa delle attività economiche e del mercato di borsa. Tra le società neo-quotate prevale il settore tecnologico, cioè uno di quelli a maggiore potenziale di crescita.

L’ipotetica quotazione di tutte le società individuate dall’analisi contribuirebbe a ridurre il sottodimensionamento del mercato azionario italiano rispetto a quelli delle maggiori economie. La capitalizzazione di mercato addizionale teorica è stimabile in 71 miliardi di euro nello scenario base e in 68 miliardi nello scenario negativo (+11% rispetto alla capitalizzazione alla fine del 2019), con un incremento del rapporto sul pil al 40%, dal 36% alla fine del 2019.

I costi di accesso e quotazione in borsa non esauriscono i motivi per la scarsa propensione delle imprese italiane ad aprirsi al capitale di rischio. Le pmi italiane hanno fatto ricorso più al finanziamento bancario e meno alla raccolta di capitale di rischio. Questo ha contribuito a un sottodimensionamento del mercato borsistico italiano rispetto alle altre economie avanzate. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e pil in Italia a fine 2019 era al 36%, più del 100% in Francia e nel Regno Unito e più del 50% in Germania».

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