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Olanda al voto con la paura dell’austerity

«La verità è che sono ancora indeciso tra tre partiti. Sceglierò domani (oggi, Ndr). Dentro la cabina elettorale. Ma già so che, in ogni caso, sarà una decisione dolorosa. Per le mie tasche e per quelle di tutti gli olandesi». Il bus della linea 21 inizia la sua corsa: ha appena lasciato il periferico quartiere occidentale di Geuzenveld, un insieme di anonimi blocchi di cemento. È da molti anni che John Hoks, 60 anni, compie lo stesso percorso. Amsterdam la conosce bene, da 33 anni guida i mezzi pubblici. Anche lui fa parte di quel 27% di olandesi ancora indecisi che oggi si recheranno alle urne per votare il Parlamento. «È la quinta volta in dieci anni. Nemmeno in Italia avete questo primato. Speriamo solo che questo Governo duri più degli altri». L’ultima volta che ha votato, nel 2010, ha scelto il Vvd, il partito conservatore guidato dal 45enne Mark Rutte, attuale premier uscente e aspirante alla riconferma.
«Oggi sono indeciso tra il Vvd, il D66 (partito liberale di centro-sinistra, di fede europeista), o i laburisti (PvdA)». Secondo i sondaggi di ieri conservatori e laburisti sono testa a testa (35 seggi i primi, 34 i secondi, su un totale di 150). Ma in ogni caso si dovrà ricorrere a un Governo di coalizione, con ogni probabilità filo-europeo. Non è escluso che si ripeta la “purple coalition”, (laburisti, VVd e D66), che ha già governato dal 1994 al 2002.
Il bus continua la sua corsa. Nel quartiere di Bos en Lommer, ancora a 30 minuti dal centro, sono sempre di più le donne coperte dal velo islamico. Jhon è molto cordiale. Dimostra, come gli altri passeggeri, di non credere alle invettive contro l’Islam di Geert Wilder, il leader populista del partito di estrema destra (Pvv), che nel 2010 raccolse ben 24 seggi (i sondaggi lo danno in caduta a 17 seggi). Come non crede nei suoi proclami contro l’euro.
Ma anche nella prospera Olanda, uno dei quattro Stati che possono ancora fregiarsi della tripla A, i problemi ci sono. Di tanto in tanto affissi alle case si scorgono dei grossi cartelli con la scritta “Te Koop” (vendesi). Fuori dalle principali città sono così numerosi da essere il segno più tangibile della crisi immobiliare che da tre anni sta travolgendo l’Olanda. Dal 2008 il valore degli immobili è già sceso del 15 per cento. Al momento i Paesi Bassi hanno il debito privato pro capite più alto dell’Eurozona. Nel 1995 il valore complessivo dei mutui ammontava a 150 miliardi di euro, oggi siamo a 640 miliardi. «È il 106% del Pil, un dato che non esiste in alcun Paese della Ue», ci spiega Maarten van der Molen, economista specializzato nel real estate della Rabobank, uno dei maggiori istituti di credito più esposto sui mutui. «Ci attendiamo un ulteriore calo dei prezzi anche nel 2013. Dal 2008 la flessione sarà circa del 20 per cento. Più pessimista è l’analisi di Koninklijke Bam Groep, principale costruttore olandese, secondo cui il calo potrebbe arrivare nel 2013 al 25-30 per cento. «Il momento è difficile e ci sono molte variabili in gioco – continua van der Molen – ma non siamo ridotti come in Spagna, dove peraltro si è costruito senza badare alla domanda. Qua ci sono delle limitazioni governative».
La situazione è comunque molto seria. Tanto che la Banca centrale ha diffuso un annuncio allarmante: se i prezzi delle case dovessero perdere un altro 10%, il 30% di tutti i mutui sarebbero superiori al valore degli immobili per cui sono stati contratti. In altre parole una casa su quattro sarebbe, come di si dice, «sott’acqua», scesa a un valore più basso di quello che il proprietario, con il suo mutuo, sta pagando.
Le perdite potrebbero essere ingenti. In diverse banche, come anche per Rabobank, infatti, circa un terzo dei prestiti è rappresentato proprio dai mutui. Il fenomeno del “mortgadge delinquency” sta aumentando. «Per ora è marginale – prosegue l’economista – prima della crisi rappresentava lo 0,6% dei mutui, ora siamo a circa l’1,5. Il problema sono le limitazioni del Governo. Il mercato è fermo».
L’autobus 21 è ormai giunto nel lussuoso quartiere di Western Market, dove tre i canali si intravvedono lussuosi appartamenti. Qui c’è l’agenzia immobiliare di madame X (vuole conservare l’anonimato). «Vendiamo molte meno case – ci conferma – e quando si vende occorre molto più tempo. I prezzi stanno scendendo, ma non ci sono molti acquirenti».
Anche per gli affitti le cose non vanno affatto bene. Quella degli immobili è una priorità al centro dei programmi politici. Sembra che i conservatori non vogliano intaccare l’accordo di Primavera, una manovra restrittiva (che in sostanza riduce i sussidi statali, semplificando deducibilità e valore, sui mutui). Certo fino a poco tempo fa il valore del mutuo poteva arrivare a 12 volte il reddito. «Da molto tempo le cose non sono più così – conclude van der Molen – dipende dal valore dell’immobile e dal reddito, ma si può affermare che non si arriva a 4-5 volte».
Jhon stock vive in affitto, così come i suoi due figli. Ma ciò che più lo preoccupa è la sua pensione. «Mancano tre anni, ma ora temo che sarà alzata la mia soglia. Ma votare i partiti che promettono di non toccare welfare e pensioni sarebbe una scelta miope, di breve termine. L’austerità non mi piace, ma credo serva a salvare l’euro. Ma mi aspetto che non sia troppo severa. Sono favorevole a salvare la Grecia, ma solo se ci danno delle garanzie. Se l’euro crolla, anche per noi sarebbe un disastro». Capolinea: stazione centrale di Amsterdam.

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