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Ok Ue al piano italiano Draghi: spendere bene e approvare le riforme

È stato finalmente approvato ieri dai Ventisette il piano di rilancio economico dell’Italia (Pnrr) da oltre 190 miliardi di euro tra sussidi e prestiti. Lo sguardo a questo punto corre al primo esborso di denaro comunitario, atteso tra fine luglio e inizio agosto, prima quindi della pausa estiva. Proprio ieri la Commissione europea ha raccolto nuovo denaro sui mercati: in tutto 10 miliardi di euro con una obbligazione ventennale che ha riscosso straordinario successo presso gli investitori.«Possiamo cambiare il futuro della nostra economia (…) Ci vuole spirito di coesione», ha notato qui a Bruxelles il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni. «Il percorso del NextGenerationEU è tutt’altro che concluso perché durerà fino al 2026 e ogni anno ci sarà un esame della Commissione europea per verificare il rispetto degli obiettivi del piano nazionale: i bonifici di Bruxelles arriveranno solo se si raggiungono gli obiettivi nei tempi previsti dal calendario». Oltre al progetto italiano sono stati approvati ieri anche i piani di Germania, Francia, Spagna, Austria, Belgio, Danimarca, Lettonia, Grecia, Lussemburgo, Portogallo e Slovacchia.

Nel frattempo, la Commissione europea ha raccolto ulteriore denaro sul mercato per finanziare l’iniziativa NextGenerationEU da 750 miliardi di euro (si veda anche l’articolo a pagina 30). Una nuova vendita di titoli comunitari ha avuto luogo, questa volta per un totale di 10 miliardi di euro (la domanda ha sfiorato i 100 miliardi). Il totale raccolto da metà giugno ad oggi ammonta a 45 miliardi. Il denaro sarà utilizzato per garantire ai paesi, il cui piano nazionale ha ottenuto il via libera, un primo esborso, pari al 13% del totale spettante.

Per effettuare il versamento del denaro, «dovremo prima firmare con i singoli paesi un accordo finanziario, atteso entro fine luglio», ha precisato ieri durante una conferenza stampa il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Solo successivamente potrà essere effettuato il vero e proprio esborso, che il ministro dell’Economia Daniele Franco si aspetta per l’Italia «in una unica soluzione nelle prossime settimane», vale a dire tra fine luglio e inizio agosto.

A Roma, il premier Mario Draghi ha spiegato che la decisione del Consiglio «deve essere motivo di orgoglio per l’Italia. Il Piano è il risultato della stretta collaborazione che c’è stata all’interno del Governo. È stato approvato a larga maggioranza in Parlamento, e dopo il pieno coinvolgimento degli enti territoriali e delle parti sociali. Deve essere anche uno stimolo a spendere bene i soldi che ci arriveranno, e a approvare in tempi rapidi le riforme che abbiamo concordato».

Nel frattempo, Bruxelles continua l’analisi del controverso piano ungherese (si veda Il Sole 24 Ore del 10 luglio scorso). La Commissione europea aveva due mesi per dare il suo benestare, e il termine è scaduto lunedì scorso. Qui a Bruxelles si prevede un prolungamento dei termini. In dubbio sono gli impegni ungheresi nel rispettare le raccomandazioni-paese, in particolare nella lotta alla corruzione e nello stato di diritto.

Intanto, a Roma, le commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera hanno approvato la proposta di Stefano Ceccanti (Pd) intorno alla quale è ruotata la discussione sul rapporto fra Parlamento e Governo nel controllo dell’attuazione del Pnrr e del Fondo complementare. Il governo dovrà fornire alle Commissioni parlamentari competenti tutte le informazioni e i documenti utili (compresi quelli inviati a Bruxelles) per esercitare il controllo, anche «al fine di prevenire, rilevare e correggere eventuali criticità nell’attuazione».

Le commissioni parlamentari potranno «formulare osservazioni ed esprimere valutazioni utili». Le Camere potranno stipulare convenzioni con il Mef per “leggere” i dati del monitoraggio e collaborare fra loro sulla base di intese fra i presidenti. Soddisfazione di Ceccanti «per la proficua collaborazione con il governo». La presidente della Commissione Ambiente, Alessia Rotta, ha sottolineato che «il Parlamento torna protagonista nella governance del Piano»: è previsto «il monitoraggio periodico e non più con relazione annuale da parte di entrambe le Camere, un coinvolgimento partecipato che rende attivi interlocutori i rappresentanti dei cittadini sullo sviluppo del processo del Recovery nel futuro».

Infine, le commissioni hanno approvato ieri anche la proposta sulla partecipazione di Comuni e Province ai lavori della cabina di regia quando si affrontano «questioni di interesse locale». Resta sospeso, per ora, l’emendamento Fornaro che dovrebbe favorire la partecipazione delle parti sociali quando la cabina di regia affronta le riforme collegate al Pnrr.

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