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“Ok flessibilità sul deficit ora accelerare le riforme e sanare il buco pensioni”

Le raccomandazioni europee indirizzate all’Italia sono articolate su sei punti. La prima riguarda i conti pubblici e, applicando la nuova flessibilità adottata dalla Commissione, ci chiede un aggiustamento strutturale dello 0,25 nel 2015 e dello 0,1% nel 2016, che sono già previsti nella finanziaria approvata. Ma anche su questo tema Bruxelles ci impone una serie di scadenze. Primo: varare entro settembre la legge delega sul fisco, in particolare per quanto riguarda la revisione del catasto. Secondo: attuare rapidamente il programma di privatizzazioni e impegnarsi ad utilizzarne i ricavi per ridurre il debito pubblico.
La terza raccomandazione ha a che vedere con le riforme non direttamente economiche ma che potrebbero avere un forte impatto sulla competitività del Paese. Bruxelles ci impone di portare rapidamente a termine la riforma costituzionale (che prevede la fine del bicameralismo) e di accelerare la modernizzazione della pubblica amministrazione. Una parte rilevante è dedicata alla riforma della giustizia. La revisione del sistema delle prescrizioni deve essere completata entro la metà del 2015, quindi entro luglio.
La quarta raccomandazione riguarda la riforma del sistema bancario. Anche qui, entro l’anno in corso, l’Europa ci chiede di rivedere la «governance » delle banche e delle fondazioni bancarie. Inoltre il governo è sollecitato a prendere misure per ridurre il volume dei crediti in sofferenza che gravano sul sistema bancario: un riferimento alla questione della «bad bank» sui cui il ministro Padoan sta trattando per superare le perplessità dell’anti-trust di Bruxelles.

La quinta raccomandazione sollecita il governo ad adottare i decreti legislativi per la piena applicazione del jobs act e a portare a termine la riforma della scuola.

La sesta ed ultima raccomandazione riguarda ancora la competitività. L’Italia è sollecitata a mettere in atto integralmente l’agenda per la semplificazione che comprende il periodo 2015-2017. Inoltre ci viene richiesto di dare piena attuazione alle misure previste dalla legge sulla competitività. Sempre entro il 2015, ci chiede Bruxelles, vanno rivisti tutti i contratti degli enti locali e dei servizi pubblici che non rispettano i requisiti della normativa europea sugli appalti.
In sostanza, dunque, le raccomandazioni che arrivano da Bruxelles mirano solo ad accelerare il processo delle riforme annunciato dal governo. Una forma di «vincolo esterno» che potrebbe risultare molto utile all’esecutivo per superare le numerose resistenze, fuori e dentro la maggioranza, che minacciano di rallentare il processo decisionale. Come già negli anni precedenti, l’accento della Commissione si concentra sulla necessità di modernizzare e rendere più efficace la macchina dei servizi pubblici. Ma questa volta, dalla scuola alla giustizia, dalla pubblica amministrazione agli appalti degli enti locali, la sollecitazione è assortita da una serie di scadenza precise. Non rispettarle, potrebbe mettere in pericolo la flessibilità sul risanamento dei conti pubblici che l’Italia ha conquistato con tanta fatica.
Pieno via libera della Commissione europea al programma di riforme del governo italiano. L’unica condizione è che venga attuato senza perdere tempo perché proprio la messa in opera entro l’anno delle riforme annunciate è strumentale alla concessione di quei margini di flessibilità sui conti pubblici che ci sono già stati riconosciuti e che vengono confermati. Bruxelles dunque non allenta il pressing sull’Italia. Ma si tratta di un pressing «amichevole», che parte dalla condivisione del programma governativo. E’ questo il senso delle «raccomandazioni specifiche per Paese» che la Commissione dovrebbe approvare nella sua riunione di domani e che vengono indirizzate a tutti gli stati membri che non si trovino sotto programma di assistenza. Una volta che le raccomandazioni saranno approvate dal consiglio Ecofin, diventeranno vincolanti per i governi a cui sono indirizzate.
L’Italia registra anche una notevole apertura di credito per quanto riguarda la questione delle pensioni, sollevata dalla sentenza della Corte Costituzionale. Nelle premesse del testo che sarà sottoposto domani ai Commissari, Bruxelles dice di aspettare di conoscere come il governo intenda provvedere a soddisfare le disposizioni della Corte. L’esecutivo comunitario monitorerà che l’effetto permanente dello scongelamento venga compensato in modo da restare comunque con un margine di sicurezza sotto il tetto del 3%, ed impegnandosi a raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2017. Se presa alla lettera, questa raccomandazione potrebbe offrire un ulteriore piccolo margine di manovra per far fronte all’onere delle pensioni. Tra il deficit al 2,6% previsto per quest’anno e il «margine di sicurezza» rispetto alla soglia del 3% richiesto dalla Commissione, infatti, ci sono almeno due decimi di punto che potrebbero consentire un ulteriore spazio di intervento al governo. Circa 3,5 miliardi per coprire il buco che si aggiungerebbero al “tesoretto” di 1,6.
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