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Ok con fiducia al decreto banche

Il decreto banche incassa la fiducia al Senato (169 sì, 70 no, nessun astenuto su 240 presenti). Nel testo approvato, ora inviato alla Camera per essere convertito in legge entro il 2 luglio, cinque misure per aiutare banche, imprese e risparmiatori. Quelle per accelerare il recupero dei crediti, i criteri per il rimborso agli obbligazionisti delle quattro banche fallite in novembre (Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara, CariChieti), le modifiche alle procedure fallimentari, l’ampliamento del fondo di solidarietà per la riqualificazione del personale del credito, nuove regole per le imposte differite attive.
Rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi sono state approvate una trentina di modifiche. Ma niente di sostanziale. I risparmiatori delle quattro banche avranno due mesi in più (sei totali) dall’approvazione della legge per inviare la domanda di accesso alla procedura automatica che consente l’indennizzo all’80% delle obbligazioni subordinate azzerate, se sussiste uno dei due criteri: reddito complessivo (non più lordo) inferiore a 35 mila euro oppure patrimonio mobiliare fino a 100 mila euro. La definizione di reddito complessivo (sempre lordo) serve a chiarire che dal computo sono esclusi tutti i redditi tassati alla fonte (Tfr, dividendi, arretrati di stipendi, redditi autonomi soggetti ai minimi) e inclusi tutti gli altri per i quali è dovuta l’Irpef (case affittate, diritti d’autore, ecc). Questo consentirà di ampliare, seppur di poco, la platea degli aventi diritto al rimborso diretto.
Per i criteri di funzionamento dell’arbitrato Anac, che consente di recuperare fino al 100% delle somme perse se viene dimostrata la truffa grazie a un’analisi caso per caso, occorre invece attendere due decreti ministeriali (Economia e Giustizia), da emanare entro il 30 giugno. È ragionevole dunque pensare che i primi ristori non scatteranno prima del 2017.
Tra le novità, arriva l’elenco dei professionisti che provvedono alla vendita dei beni pignorati tenuti presso i tribunali. Viene allungato da sei a nove mesi il termine dopo il quale scatta il patto marciano: se l’impresa non paga tre rate consecutive, dopo i nove mesi la banca può escutere direttamente la garanzia sul prestito erogato. E pignorare il capannone, ad esempio, senza passare per il tribunale. Un termine allungato a 12 mesi se l’azienda ha già rimborsato l’85% della quota capitale del prestito. Non passa invece, per il no della Ragioneria, la possibilità di cedere il credito derivante da ecobonus (65%) sui lavori condominiali alle banche.

Valentina Conte

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