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Ok alla commissione banche Pd e 5 Stelle, sfida sul presidente

La commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario è al decollo. Con la firma del provvedimento da parte del Quirinale e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, per l’organismo che dovrà indagare sulle recenti crisi inizia il conto alla rovescia. I 40 commissari (venti deputati e venti senatori) dovranno essere indicati dai gruppi e nominati dai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso. Se i tempi saranno stretti è possibile che l’intero organismo sia pronto per funzionare prima della pausa estiva ma è certo che i lavori non potranno iniziare prima di settembre. A quel punto per audizioni, interrogatori ed indagini non ci saranno a disposizione più di 4-5 mesi: dipenderà dalla data di scioglimento delle Camere.
La commissione d’inchiesta su un tema di grande clamore popolare come quello del credito, dei salvataggi bancari e di azionisti e obbligazionisti rimasti bruciati, si profila come l’ultima grande occasione di visibilità della legislatura con gli occhi dell’opinione pubblica puntati su audizioni e indagini. Per questo i 40 seggi sono più ambiti che mai e soprattutto si corre per la carica decisiva di presidente della commissione. I Cinque stelle già ieri hanno alzato il fuoco: hanno rivendicato la presidenza dell’organismo e già sparato a zero denunciando, con Giorgio Sorial, aiuti pubblici da Monti in poi per 80 miliardi, definiti “regali” alle banche. Benché spesso le commissioni d’inchiesta vengano presiedute dalle opposizioni, sembra escluso che l’organismo venga affidato alla guida grillina. Molto dipenderà dalle opzioni del Pd: potrebbe fare una scelta tecnica candidando il presidente della commissione Finanze del Senato Mauro Marino oppure una scelta più politica come Matteo Orfini (cui fece cenno lo stesso Renzi). Se la nomina dovesse cadere fuori dal Pd, c’è invece pronta la candidatura di Enrico Zanetti, già sottosegretario all’Economia con Renzi, oggi in Scelta Civica-Ala. «Né gossip, né passerella, ma quattro temi seri da approfondire», dice enunciando la propria eventuale linea di condotta.
«Essere intervenuti è stato giusto e doveroso », ha detto il presidente del Consiglio Gentiloni replicando alle polemiche di parte grillina. «Chi parla in questi giorni di regali ai banchieri fa demagogia facile», ha aggiunto. E ancora: «Penso che i responsabili debbano pagare, non li assolviamo, soprattutto in un settore come questo dove il management non è pagato in modo misero: chi sbaglia paga e se c’è dolo ne risponde ». Gentiloni è intervenuto, seppure indirettamente sulle parole di Renzi riguardo la «fiducia» verso Bankitalia. Ha tagliato corto: «I governi che si sono succeduti in questi ultimi anni hanno lavorato intensamente in collaborazione con la Banca d’Italia ».
Infine il decreto banche venete ha avuto il sì della Camera (ora va al Senato) mentre è accordo fatto tra Intesa Sanpaolo e sindacati sui 4 mila prepensionamenti.

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