Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ok ad accertamenti bancari sui privati

Gli avvisi di accertamento basati sulle movimentazioni bancarie, ovvero su versamenti e prelevamenti sul conto corrente a cui il contribuente non abbia opposto valide giustificazioni, possono essere rivolti anche nei confronti di cittadini privati e non soltanto verso imprenditori o lavoratori autonomi. In tal caso, i movimenti ingiustificati possono essere inquadrati come redditi diversi e tassati di conseguenza. È il principio che si legge nella sentenza n.621/02/18 della Ctp di Frosinone (Presidente Ferrara, Relatore Isola). Il caso riguardava un avviso di accertamento recapitato a un cittadino della provincia frusinate, emesso ai sensi dell’articolo 32 del dpr 600/73, secondo cui a fronte dei movimenti, in entrata e in uscita, sul conto corrente bancario, è il contribuente a dover fornire la prova analitica (movimento per movimento) circa la natura di tali somme e l’estraneità delle stesse a una qualunque rilevanza fiscale. In mancanza di una tale analitica giustificazione, i movimenti vengono considerati quali redditi non dichiarati (sommando versamenti e prelevamenti, considerati entrambi sintomo di occultamento) senza che l’Ufficio debba fornire altra prova o indizio, trattandosi di una presunzione legale, prevista direttamente dalla citata norma. Nel caso di specie, il contribuente si lamentava del fatto che l’Ufficio non avesse indicato una possibile fonte di tali redditi recuperati a tassazione, poiché egli non svolgeva alcuna attività d’impresa o di lavoro autonomo, ritenendosi dunque estraneo a questa fattispecie accertativa. Diverso il parere della commissione che ha avallato la condotta dell’Agenzia delle entrate, richiamando e applicando dei principi della Cassazione. Spiega la Ctp: la norma in parola (art. 32 del dpr 600/73) è rivolta indistintamente a tutti i cittadini, dunque anche ai privati che non producono redditi d’impresa o di lavoro autonomo. A fronte della semplice esistenza del movimento bancario, è prevista un’inversione dell’onere probatorio: perciò non è il fisco a dover dimostrare l’esistenza del reddito occulto, bensì il contribuente a dover giustificare il movimento (prova che si rivela in molti casi difficile, specialmente per i movimenti in contanti sui conti correnti personali). In mancanza di tale prova, i movimenti bancari vengono sommati (sia in entrata che in uscita) e recuperati a tassazione. Ciò anche per quanto concerne i movimenti sui conti correnti personali di un privato cittadino.Nicola Fuoco

(…) Venendo alle altre contestazioni, con il terzo motivo la parte lamenta il fatto che i versamenti vengano assunti quale redditi diversi e non qualificati od inquadrati in una specifica categoria reddituale, senza cioè indicare una presunta fonte da cui essi sarebbero potuti derivare, trattandosi peraltro di operazioni tracciabili, bonifici e assegni, e non in contanti. In altri termini, l’articolo 32 del dpr 600/73 si riferirebbe, secondo il contribuente, alle operazioni in contanti e inquadrabili nell’ambito di un’attività commerciale, da cui l’occultamento di proventi imponibili e il recupero a tassazione conseguente.

Una tale interpretazione, tuttavia, non è conforme al dettato normativo, che fa riferimento a operazioni di accredito e addebito (e non alle sole operazioni in contanti) né tantomeno si attaglia all’interpretazione della giurisprudenza di legittimità, secondo cui anche i privati possono essere destinatari di accertamenti bancari. In definitiva, la presunzione legale relativa della disponibilità di maggior reddito, desumibile dalle risultanze dei conti bancari ex art. 32 comma 1 n. 2 del dpr 600/73, non è destinata ai soli titolari di reddito di impresa o di reddito di lavoro autonomo, ma si estende alla generalità dei contribuenti, come si può evincere dalla lettura del combinato disposto dell’art. 32 e 38 del dpr 600/73, (accertamento del reddito complessivo delle persone fisiche). La predetta presunzione deriva infatti dalla prima e dalla seconda parte del n. 2) del primo comma del citato art. 32, laddove il legislatore ha stabilito che i «dati ed elementi» attinenti ai rapporti bancari, possono essere utilizzati nei confronti di tutti i contribuenti destinatari di accertamenti previsti dagli artt. 38 e seguenti del già menzionato decreto (Cass. n.2432 del 31/01/2017).

Anche il motivo n.3 del ricorso, dunque, è privo di pregio e merita di essere respinto.

Con il quarto motivo, il ricorrente eccepisce l’errata valutazione dei movimenti rilevati sui conti correnti in esame, ritenendo che le giustificazioni addotte siano idonee a superare la presunzione posta dall’articolo 32 dpr 600/73. A parere di questa Commissione, tuttavia, tali giustificazioni non risultano aderenti a quel grado di analiticità richiesto dalla norma per porsi come prova contraria alla presunzione legale stabilita dal citato articolo 32, in base al quale la semplice esistenza del movimento bancario inverte sul contribuente l’onere di provarne l’estraneità a un esame di rilevanza reddituale (…).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa