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Ogni verifica deve avere il Pvc

A ogni verifica fiscale il suo processo verbale di constatazione. Non conta, quale esimente all’emissione del verbale di chiusura, la qualifica o il nomen iuris che l’ufficio attribuisce alle attività in concreto svolte. Quando esse sono essenzialmente finalizzate alla ricerca della correttezza del rapporto tributario e dell’esatto assolvimento degli obblighi tributari del contribuente l’ufficio, al termine delle attività stesse, è tenuto a emettere il processo verbale di constatazione (o di chiusura della verifica) assegnando al contribuente il termine di sessanta giorni per le osservazioni e richieste nel rispetto del settimo comma dell’articolo 12 della legge n. 212/2000.

In difetto di ciò, dopo la pronuncia delle sezioni unite civili della Cassazione del luglio 2013 (n. 18184), l’accertamento deve considerarsi nullo.

Tutto verte dunque sull’esatta qualificazione delle attività svolte dall’ufficio e sull’interpretazione che delle stesse è chiamato a dare il giudice tributario.

In assenza di veri e propri precetti normativi in grado di chiarire esattamente quando le attività di verifica fiscale debbono essere concluse con la redazione di un processo verbale di constatazione ecco che la giurisprudenza tributaria è chiamata a dover svolgere una funzione suppletiva, dall’esito della quale dipende la legittimità o meno dell’accertamento emesso.

Sul solco della citata sentenza a sezioni unite, la stessa Corte di cassazione ha avuto modo di pronunciarsi proprio pochi giorni fa sul tema, con la sentenza n. 2594 del 2 febbraio. Si tratta di una decisione importante che tende ad allargare il campo di applicazione dei principi contenuti nel comma 7 dell’articolo 12 dello Statuto del contribuente. Secondo i giudici della suprema corte, infatti, in riferimento alla portata applicativa della norma sopra citata e alla conseguente fattispecie di nullità derivante dalla sua inosservanza, non bisogna limitarsi alle sole verifiche che si concludono con la sottoscrizione e la consegna del processo verbale di constatazione, ma è necessario ricomprendervi anche quelle che traggono spunto dall’accesso nei locali del contribuente in quanto «..anche questo è da concludersi con sottoscrizione e consegna del processo verbale delle operazioni svolte».

Nella prassi operativa degli uffici delle Entrate invece la redazione del processo verbale di chiusura delle operazioni di verifica è prassi non molto diffusa. I funzionari delle Entrate ritengono, infatti, che tale atto amministrativo debba essere redatto soltanto in presenza di una vera e propria attività di accertamento in senso stretto che comporti, come tale, accessi, ispezioni e verifiche nei locali destinati all’esercizio dell’attività del contribuente e non certo nelle attività che si esauriscono invece in un mero controllo della documentazione fiscale del contribuente.

Questioni di lana caprina dunque, ma dall’esatta configurazione delle quali può dipendere l’esito dell’intero accertamento.

Molto interessante in questo senso la recente sentenza n. 84/25/14 della Ctr di Firenze del 20 gennaio scorso. I giudici della regionale toscana infatti, in aderenza ai principi sanciti dalle sezioni unite e ribaltando a favore del contribuente l’esito del giudizio di primo grado, hanno, interpretato il mancato rilascio del processo verbale di constatazione e il conseguente mancato rispetto del connesso termine dei sessanta giorni, come una sorta di comportamento concludente dell’ufficio in sede di accertamento con adesione. Ritiene questo giudice, si legge nella parte motiva della sentenza, che il verbale di contraddittorio consegnato il 12/7/2011 al contribuente, sia stato ritenuto e voluto, proprio dall’Ufficio, alla stregua del verbale di chiusura delle operazioni proprio perché nella concreta fattispecie e all’epoca di tale emissione ha provveduto a notificare l’avviso di accertamento il 2/8/2011 senza attendere in termini le ulteriori e legittime valutazioni di parte privata.

Questo comportamento, conclude la commissione regionale, «integra, ex se, la violazione dell’articolo 12, comma 7, della legge 212/2000 anche osservato che l’Ufficio non ha alcunché proferito e tantomeno comprovato in ordine a eventuali motivi di urgenza, venendo così meno il requisito esonerativo».

Illuminante in tale senso anche il dispositivo della sentenza n. 32 della Ctr Lombardia del 22 marzo 2013. Secondo i giudici della regione lombarda, infatti, sia il verbale finale di contraddittorio sia il processo verbale di constatazione costituiscono atti amministrativi che segnano la conclusione dell’attività di verifica, ma non la fine del contraddittorio endoprocedimentale. Quest’ultimo infatti, qualunque sia l’atto adottato dall’ufficio, dovrà essere comunque assicurato al contribuente assegnandoli il suddetto termine dei sessanta giorni per memorie e richieste ex articolo 12, comma 7, legge 212/2000. In difetto e in assenza di motivi di particolare urgenza, l’avviso di accertamento non può che considerarsi nullo.

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