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Oggi Macron svela le carte. E sul (futuro) socio Psa le mosse del governo di Parigi

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, annuncerà oggi il piano di rilancio della filiera dell’automobile del suo Paese. Parla dall’Eliseo, scenario simbolo che sottolinea l’importanza del settore per l’economia della Francia. Per far fronte alla crisi causata dall’epidemia di Covid 19, Parigi ha messo sul tavolo circa 450miliardi di euro, il 20% del suo Pil, per agevolare quella ripartenza che vede, di conseguenza, anche la ristrutturazione di tutto il sistema industriale. Saranno varati incentivi per rinnovare il parco circolante con veicoli meno inquinanti — siano benzina, diesel, ibridi o elettrici —, una scossa per rilanciare la domanda anche delll’usato. Questo è il vero significato del prestito da 5 miliardi dato a Renault (di cui lo Stato è il maggiore azionista) che, indubbiamente, deve impegnarsi nel riposizionare la sua produzione senza effettuare licenziamenti, ma contemplando la chiusura di qualche stabilimento. Il presidente Jean-Dominique Senard sta anticipando il taglio dei costi con un piano da due miliardi in tre anni, per consentire a Luca de Meo, nuovo direttore generale dal 1 luglio, di trovare le condizioni migliori per chiudere definitivamente l’era di Carlos Ghosn, intervenendo subito sugli equilibri e sulla definizione dei due marchi: Renault e Dacia. Bisognerà vedere quali scelta ci saranno per Psa, di cui lo Stato è socio e che sta negoziando la fusione con Fca. Una settimana decisiva dunque: mercoledì verrà presentata la nuova struttura dell’alleanza con Nissan e Mitsubishi, giovedì il piano industriale di Nissan (che rimane in Europa), venerdì quello di Renault. Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno lanciato l’ipotesi di costituire uno stanziamento di 500 miliardi, a fondo perduto, per aiutare la ripresa dell’Europa, in particolare del Sud, ossia Spagna e Italia. Sono stati i colossi tedeschi — Bmw, Daimler e Volkswagen — a sollecitare il sostegno alla filiera italiana della componentistica, rappresentata da 2.000 società, di eccellenza mondiale (Adler, Brembo, Magneti Marelli) che apportano alla nostra bilancia commerciale un attivo superiore ai 5 miliardi. La tecnologia italiana è sul 20% delle auto tedesche. L’Unrae, l’associazione nazionale dei costruttori esteri, continua a colloquiare con il governo per sollecitare aiuti al settore — non contemplati nell’ultimo decreto — per tutelare l’occupazione di ogni comparto. In una recente conversazione digitale a cui hanno partecipato, Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl, Guido Saracco, rettore del Politecnico di Torino e Alfredo Altavilla, esperto del comparto tutti hanno sollecitato la «certezza delle regole». Nel 2009 negli Usa Barack Obama, per salvare Gm e Chrysler, nominò Steven Rattner a capo di una task force per supervisionare la ristrutturazione dell’industria dell’auto. Fu lui a negoziare con Sergio Marchionne la fusione di Chrysler e Fiat.

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