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Oggi i ministri. Monti: il quadro è chiaro

di Lorenzo Fuccaro

ROMA — «Sono in grado di assicurarvi che nelle prossime ore metterò a punto con precisione i diversi aspetti di un quadro ben delineato. E domattina (oggi, ndr) alle 11 sarò in grado di rappresentare al capo dello Stato le conclusioni di questo lavoro». Mario Monti ha imboccato l'ultimo miglio, quello che con ogni probabilità lo condurrà al traguardo: la nascita di un governo da lui presieduto. E l'ultimo miglio è quello più difficile, già si intravede il punto di arrivo ma si deve compiere un ulteriore sforzo per raggiungere la meta. Durante la giornata è rimasto a lungo aperto il nodo della presenza dei politici nella compagine, con al centro i nomi di Giuliano Amato e Gianni Letta. Ma in serata la loro partecipazione al governo pare esclusa.
Parallelamente alle consultazioni di Monti, si è svolto ieri a Montecitorio un incontro tra Casini, Fini e Letta. E il risultato che è emerso non avrebbe portato a conclusioni condivise, lasciando al premier incaricato il compito di trovare la strada per chiudere il negoziato. La lista dei ministri dovrebbe, quindi, essere pronta in mattinata per consentire il giuramento nel pomeriggio. E così, se questi saranno i tempi, il voto di fiducia dovrebbe avvenire domani, prima al Senato e poi nel pomeriggio alla Camera.
Questa intensa attività su nomi e programma la illustra bene l'ex commissario europeo in una conferenza stampa che chiude la seconda giornata di consultazioni, tra forze politiche, parti sociali e rappresentanti delle autonomie locali. Al termine di questa due giorni di contatti, Monti non scioglie ancora la riserva, ma dice convinto: «Posso esprimervi la mia personale soddisfazione per un lavoro intenso e proficuo». E subito dopo aggiunge: «Vorrei confermarvi fin d'ora la mia assoluta serenità e convinzione nelle capacità del nostro Paese di superare questa fase così difficile».
Tale stato d'animo deriva da quanto ha potuto ascoltare durante gli incontri, nonostante i mercati finanziari abbiano registrato ieri un'ulteriore fibrillazione sui titoli del debito pubblico italiano con uno spread rispetto al bund tedesco che ha raggiunto i 530 punti base. «Sono rimasto colpito dal senso di responsabilità da parte di tutti. In particolare nell'incontro con le parti sociali mi ha positivamente impressionato la disponibilità espressa da diversi soggetti, nel senso di dire "questa misura non entusiasmerebbe, ma nel quadro di un contributo per la soluzione della crisi potremmo considerarla"».
Del resto, dopo avere visto le delegazioni di Pd, Pdl e parti sociali, la soluzione alla crisi sembrava essere a buon punto. Pier Luigi Bersani (Pd) lo aveva «incoraggiato ad andare avanti», confermando «il pieno e convinto appoggio a un governo di autorevole caratura tecnica». Bersani aveva indicato anche una serie di «riforme urgenti» e, tra queste, «la legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, la revisione dei regolamenti delle Camere e alcune riforme costituzionali». Anche dal Pdl era giunto un appoggio convinto. «Il tentativo del professor Monti mi sembra destinato a buon esito», aveva detto Angelino Alfano precisando che «stiamo lavorando come auspicato dal presidente Berlusconi per il bene dell'Italia e nell'interesse nazionale». Via libera anche dai sindacati, con la Cisl favorevole a «un patto sociale» e la Cgil propensa «a non dare deleghe in bianco».
 

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