Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Offerta per la Bsi da Banca Safra

Potrebbe passare dal Brasile il futuro di Bsi, la Banca della Svizzera Italiana che è stata messa in vendita dal gruppo Generali. Secondo indiscrezioni, tra i gruppi più interessati all’acquisto ci sarebbe infatti il colosso di San Paolo Banca Safra attivo soprattutto nel private banking e impegnato in una decisa campagna di espansione in Europa e in Asia.
Proprio Safra sarebbe tra i player che avrebbero fatto pervenire agli advisor di Generali (cioè Jp Morgan e Mediobanca) un’offerta non vincolante per l’asset elvetico del Leone di Trieste. Negli scorsi giorni l’amministratore delegato Mario Greco ha confermato l’arrivo delle offerte, senza indicare però il nome dei potenziali acquirenti e precisando che il processo d’asta avrà ancora una durata di qualche mese.
Già nel 2011 il gruppo brasiliano, che gestisce circa 109 miliardi dollari in un network che si dipana in particolare tra Svizzera, Brasile e Stati Uniti, ha esteso i suoi interessi nel Vecchio Continente, conquistando un altro istituto elvetico, cioè Sarasin, rilevando da Rabobank la maggioranza del gruppo di Basilea con un’operazione valutata circa 1,04 miliardi di franchi svizzeri.
I Safra, una famiglia ebraica con radici libanesi, sono del resto noti per le loro attività in campo bancario con una presenza accentrata soprattutto nelle Americhe e in Europa. La loro crescita nel ghota finanziario mondiale è proseguita in questi anni grazie ad alcuni rami della famiglia. Una storia che è stata costellata anche da episodi di cronaca nera: uno dei Safra più noti, Edmond, rimase infatti vittima nel 1999 di un tragico e oscuro incidente nella sua casa di Montecarlo. A quell’epoca Edmond Safra aveva peraltro già venduto buona parte delle sue attività.
Di sicuro, oggi a Banca Safra e ai suoi azionisti non mancano le disponibilità economiche per mettere a segno l’acquisto di Bsi, che resta la più importante banca di Lugano con circa un migliaio di dipendenti. L’obiettivo di Safra sarebbe infatti quello di far crescere le sue masse in gestione a livello globale.
La J. Safra Holding ha sede a Zurigo e possiede controllate a Ginevra, Lussemburgo e nel Principato di Monaco con una redditività che raggiunge il livello delle migliori banche elvetiche. Resta da capire se Safra abbia già digerito l’acquisto di Sarasin, avvenuto nel 2011 al prezzo di un miliardo di franchi. Quest’ultima, sotto la nuova gestione, ha dovuto premere sull’acceleratore per migliorare i propri margini che si erano progressivamente erosi negli ultimi anni. Sarasin ha puntato così su mercati emergenti e Asia.
Dal canto suo, la Bsi ha patrimoni in gestione per 81,5 miliardi di franchi. Resta da capire quanto Bsi possa sovrapporsi alle attuali attività di Safra in Svizzera, anche se la presenza in Asia della controllata di Generali sembra una motivazione in più per il gruppo brasiliano intenzionato a crescere in quest’area. Di sicuro una variabile sarà il prezzo, visto che il Leone di Trieste non sembra intenzionato a cedere Bsi per una valutazione inferiore ai 2 miliardi di euro.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Tocca ad Alfredo Altavilla, manager di lungo corso ed ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fca...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I mercati incassano senza troppi scossoni la decisione della Fed di anticipare la stretta monetaria...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

È sempre più probabile che non ci sarà alcun nuovo blocco - anche parziale - dei licenziamenti n...

Oggi sulla stampa