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Offerta Intesa, l’Ubi frena Massiah: ci vorrà tempo Il nodo del prezzo dell’Ops

Milano In Piazza Affari pare cosa fatta, almeno a scorrere l’andamento dei titoli Intesa Sanpaolo e Ubi agganciati ai valori di concambio dell’offerta pubblica che la prima banca italiana ha lanciato nella notte del 17 febbraio sull’istituto guidato da Victor Massiah, con l’obiettivo dichiarato di creare un campione europeo. E scuotere l’immobilismo del sistema, raccogliendo così le indicazioni della Banca centrale europea.

Come prevedibile e forse previsto, lo slancio del mercato non scalda il consiglio presieduto da Letizia Moratti. Un board del quale fanno parte, tra gli altri, i rappresentati dei soci industriali, famiglie di imprenditori di Bergamo e Brescia che insieme ad alcune fondazioni controllano quasi il 18% del capitale attraverso un patto detto Comitato degli azionisti di riferimento (Car) fresco di costituzione.

Scrive Massiah in una lettera ai dipendenti: «È molto presto per trarre considerazioni, ma è importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta». E l’iter di valutazione sarà lungo e complesso, mentre l’esito «non è scontato». Il ceo di Ubi non nasconde la sorpresa per il contropiede subito nel gran giorno della presentazione del nuovo piano industriale. Il capo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, lo ha raggiunto al telefono solo a decisione presa, come chiedono le norme. Dal consiglio riunito ieri a Milano Massiah ha ricevuto il mandato a nominare gli advisor finanziari e legali che lo assisteranno «nello svolgimento delle attività di valutazione delle informazioni finora rese pubbliche, del documento di offerta una volta disponibile, con le alternative possibili». Il ruolo di advisor potrebbe essere affidato a Credit Suisse e Morgan Stanley in attesa che l’offerta venga depositata in Consob entro il 7 marzo. «Prima dell’inizio del periodo di adesione, previsto entro fine giugno, il cda di Ubi dovrà esprimersi al riguardo, a valle di una adeguata istruttoria», ha spiegato Massiah. La partita si giocherà dunque sul prezzo e sui possibili scenari alternativi che gli advisor dovessero mettere in campo.

I pattisti del Car si riuniscono oggi a Bergamo a Palazzo del Monte, proprietà della famiglia Bosatelli che attraverso Polifin è il singolo socio imprenditoriale di maggior peso (2,85%), prima di Bombassei, Pilenga, Radici, Beretta, Andreoletti tutti con l’1% circa. «I valori sono più bassi di quanto ci si potesse aspettare. Intesa è un grande gruppo che dà dividendi ma anche Ubi è redditizia», hanno fatto sapere fonti del Car riferendosi alla proposta di 1,7 azioni Intesa ogni singola azione Ubi portata in adesione. Alle chiusure di ieri Intesa valeva 2,603 euro (+0,13%), Ubi 4,32 (+0,23%).

La larga maggioranza del capitale di Ubi, in ogni caso, fa capo ai fondi e agli investitori internazionali e Messina ha già dichiarato di ritenere soddisfacente un’adesione del 70%. «È un’ottima operazione, importante e complessa, che ci fa guardare con fiducia al futuro del gruppo, che si consolida tra i più grandi nel panorama europeo», ha detto all’Ansa Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo, azionista storico di Intesa. L’operazione ha ricevuto poi l’incoraggiamento del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, per il quale «è importante che ci sia un consolidamento del nostro sistema bancario» e invita la politica a stare «fuori da un’operazione di mercato».

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