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Offerta di Sator-Palladio per ricapitalizzare FonSai

Sator e Palladio lanciano la loro offensiva, propongono a Fonsai un aumento di capitale «non inferiore a 800 milioni», per 3-400 milioni a loro stessi riservato. Ed avviano una nuova battaglia legale impugnando le recenti delibere assembleari di Fonsai sulla ricapitalizzazione. I due fondi d’investimento sono così usciti allo scoperto proprio mentre il negoziato tra Unipol e Fonsai-Premafin sui concambi finali sta giungendo in dirittura di arrivo e sono imminenti i Cda decisivi per approvarli. Con la nuova iniziativa la “non Opa concorrente” di Sator e Palladio si confronta più direttamente con il progetto rivale e ad essa non potrà più essere opposto un vincolo di esclusiva (vale per Premafin ma non per Fonsai).
Ed ecco i contenuti. Fonsai dovrebbe lanciare un aumento di capitale da 800 milioni per circa metà, appunto, riservato ai due fondi d’investimento che pagherebbero i nuovi titoli tra 1,5 e 2,5 euro ciascuno, un valore doppio a quello corrente di Borsa (ieri quotava 0,86 euro, -6,39%). Una sorta di premio di controllo che – precisa la nota dei due fondi – «non viene riconosciuto a Premafin, azionista di maggioranza relativa, ma, più correttamente, direttamente alla società e a tutti i suoi azionisti». Con un simile esborso i due fondi d’investimento si assicurerebbero una quota di capitale di Fonsai, considerando anche l’8% che già detengono, tra il 34 ed il 44 per cento.
Una ricapitalizzazione da 800 milioni è pur sempre inferiore ai 1100 del progetto Premafin-Unipol ma a ben vedere – fanno presente i due partner – non è così. Sottraendo infatti i circa 100 milioni per il recesso dei Ligresti ed il peso dei debiti di Premafin che, a tutt’oggi, scenderebbero a valle (170 milioni), il flusso di denaro fresco sarebbe equivalente. Ed il consorzio di garanzia? I due fondi precisano di aver «già ricevuto manifestazioni d’interesse per una quota rilevante del rischio mercato». E comunque – aggiungono – «l’unico soggetto titolato» ad affidare un simile mandato è la stessa Fonsai.
Se entro sette giorni il Cda del gruppo manifesterà la sua disponibilità («ancorchè non impegnativa»), le successive due settimane saranno impegnate a definire gli aspetti pratici dell’operazione. Consorzio di garanzia compreso. Certo le banche dovrebbero assumere il rischio di inoptato in un’aumento di capitale che potrebbe divenire a premio, visto chè i 400 milioni riservati ai soci valorizzerebbero i nuovi titoli ad un prezzo non inferiore della metà di quello pagato da Sator e Palladio. L’operazione si rivolge in primo luogo agli indipendenti di Fonsai che, per la normativa sulle parti correlate, hanno la decisione finale sul progetto di integrazione con Unipol.
Ma poi il piano alternativo, per passare, deve ottenere il via libera dell’assemblea di Fonsai. E qui c’è la seconda difficoltà perchè sembra difficile che Premafin voti a favore di una proposta che, escludendola dai giochi, ne decreta nei fatti il fallimento. Comunque il nuovo progetto fin dai prossimi giorni sarà sottoposto all’Isvap. Intanto i due fondi hanno annunciato nuove iniziative legali. Hanno deciso di impugnare la delibera assembleare di Fonsai sull’aumento perchè Premafin, non avendo comunicato il presunto patto parasociale con Unipol, non avrebbe potuto esercitare il diritto di voto.
Infine è stato chiesto alla Consob di non esentare in ogni caso Unipol dall’Opa “da fusione” con Fonsai anche con riferimento alla norma dell’authority che in alternativa prevedono la decisione assembleare con il voto decisivo delle minoranze. Nel caso specifico, sarebbero proprio Sator e Palladio.

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