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Ocse: solo l’Italia resta in recessione

Una doccia fredda. Nelle sue previsioni aggiornate l’Ocse conferma che il Pil italiano chiuderà l’anno con una contrazione dell’1,8%. E’ l’unico dato tra i paesi del G7 ad essere negativo. Nell’analisi dell’organismo internazionale l’Europa è ormai fuori dalla recessione ma restano ancora rischi elevati. E anche l’Italia, sia pure a piccoli passi, sta riemergendo dal tunnel della crisi. «Gli indicatori suggeriscono che il paese sta lentamente uscendo dalla recessione in cui era caduto», assicura il vicecapo economista dell’Ocse, Jorgen Elmeskov. «In questo scenario però ci sono una serie di cose che potrebbero succedere e di cui non si può rendere conto nelle cifre». Tra queste «il rischio politico legato all’attuale instabilità e un rischio eurozona più ampio che potrebbe avere un impatto».
Al momento tuttavia i mercati sono sì «contrastati» e «nervosi », come li definiscono gli esperti, ma senza strappi particolari. Irisultati lo confermano: perdite diffuse e minime. Milano chiude con un ribasso dello 0,28%; lo spread scende giù a quota 241. Ma, si sa, il futuro di molti paesi Ue, specie i più deboli, è ancora appeso. E’ di ieri un no significativo del cancelliere tedesco Angela Merkel a proposito della Grecia, pronunciato all’ultima seduta del Bundestag prima delle elezioni: «Neanche un centesimo se i greci non andranno avanti con le riforme».
Dati alla mano, l’Ocse traccia per l’Italia un quadro ancora non positivo, ma “in miglioramento”: nel 2013 il prodotto interno lordo si contrarrà dell’1,8%, ma nella seconda parte dell’anno il ritmo di riduzione è destinato a rallentare passando da -2,2% e -1,8% nei primi due trimestri a -0,4% nel terzo e -0,3% nel quarto. Sul fronte europeo, la situazione è più rosea, ma ugualmente complessa. Occorre un «ribilanciamento » tra paesi in deficit e in surplus, tuttora «incompleto». Servono riforme per aumentare la produttività e migliorare la competitività delle nazioni con debito elevato. Ci vogliono «misure per creare condizioni più favorevoli all’investimento», specie nei paesi in surplus. E, non ultimo, le banche vanno ricapitalizzate. Merkel vuole anche regolamentare il sistema bancario ombra – banking shadow – e porrà la questione sul tavolo del G20 in programma questo finesettimana a San Pietroburgo.
All’interno dei Grandi, l’Italia è in coda se è vero che quest’anno la Francia registrerà una crescita dello 0,3% (+1,4% nel terzo trimestre, +1,6% nel quarto), la Germania dello 0,7% (+2,3% e +2,4%), la Gran Bretagna dell’1,5% (+3,7% e +3,2%), gli Usa dell’1,7% (+2,5% e +2,7%). L’ultimo dato americano, quello sull’indice Ism che misura l’andamento del settore manufatturiero, segnala ad agosto il massimo da due anni. Sintomi di crisi s’avvertono invece nei paesi emergenti che pure saranno rappresentati al G20. Per la prima volta India, Brasile, Russia, finora in crescita nonostante la recessione globale, sono alle prese con una frenata del Pil e con una caduta della loro moneta nazionale.
Dalla Ue arriva un segnale di distensione sull’Italia dopo l’impennata del fabbisogno, connessa con la questione Imu. La Commissione si dice infatti «fiduciosa » che il governo italiano rispetterà gli impegni presi sul fronte del deficit. «Continuiamo però a valutare la situazione», aggiunge il portavoce del commissario Olli Rehn.
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