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Ocse: ripresa lenta e debito alto

Promossa. Sia pure con il classico «il ragazzo va bene, anche se potrebbe fare di più». L’Ocse riempie di buoni voti la pagella dell’Italia, avvertendo però che c’è ancora molto da fare, che bisogna fare grande attenzione a non allentare la presa e segnala che forse ci sono spazi per progetti più ambiziosi.
«L’Italia – scrive l’organizzazione parigina nel suo rapporto d’autunno – esce dalla recessione e la crescita dovrebbe prendere ulteriore slancio nel corso del 2014 e del 2015, grazie al venir meno degli effetti dello sforzo di risanamento fiscale». L’aumento del Pil è stimato allo 0,6% l’anno prossimo (con un lieve ritocco al rialzo rispetto allo 0,4% dell’outlook di maggio) e all’1,4% nel 2015.
«Il ritorno della crescita – aggiunge l’Ocse – è trainato dalle esportazioni, che dovrebbero aumentare grazie all’accelerazione della domanda estera. Ripartirà anche la domanda interna, grazie a un ritorno dell’investimento. E il miglioramento sottostante del deficit di bilancio è stato considerevole nel corso del 2013». Le esportazioni dovrebbero quindi crescere del 3,6% l’anno prossimo e del 4,9% nel 2015. La domanda interna passare in positivo rispettivamente dello 0,1% e dell’1,1 per cento. Mentre il deficit dovrebbe scendere al 2,8% del Pil l’anno prossimo e al 2% nel successivo.
«Ci sono tutte le condizioni – ha commentato il capo economista dell’organizzazione Pier Carlo Padoan a margine della presentazione – perché in Italia si innesti un circolo virtuoso, con una crescita che si rafforza e una finanza pubblica in netto miglioramento».
Purtroppo questi risultati non avranno un impatto sul calo della disoccupazione (che rimarrà al di sopra del 12% anche nel 2015) perché, almeno a medio termine, «l’aumento della domanda si tradurrà in un allungamento del tempo di lavoro per chi ha già un impiego».
Così come resterà alto (al 133,2% del Pil l’anno prossimo e al 132,6% nel 2015) il livello del debito. Anche se per il momento, per avviare una pur lenta flessione, «dovrebbero essere sufficienti le misure già programmate». Per un processo più rapido, scrive l’Ocse e spiega Padoan, «ci vorrebbe un piano più ambizioso». Che certo darebbe frutti sul versante della riduzione dei costi di finanziamento, ma presenta anche molti rischi su quello della crescita. «Diciamo – chiosa Padoan – che da parte nostra c’è il suggerimento di un pungolo ulteriore, che spinga senza far male».
L’Ocse punta quindi i suoi riflettori su due aspetti: quello del cuneo fiscale e quello del credito bancario. Sul primo auspica «nuove riduzioni del prelievo sul lavoro nel quadro di una riforma fiscale globale coerente». «Bisogna – spiega Padoan – trovare risorse per ridurre le tasse sul lavoro nella spending review. Mi sembra comunque che si stia andando nella giusta direzione, anche perché finalmente è passata l’idea che non si tratta tanto di tagliare bensì di recuperare efficienza».
Quanto al secondo punto, l’Ocse scrive che «il credito bancario ha continuato a restringersi». «Certo – aggiunge – soprattutto a causa di una scarsa domanda. Però i tassi sono nettamente più alti rispetto ad altri Paesi della zona euro. Il che fa pensare all’esistenza di vincoli anche sul fronte dell’offerta, che pesano sugli investimenti e forse anche sui consumi».

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