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Ocse: primo, giù il cuneo fiscale

La priorità fiscale in Italia è la riduzione delle tasse sul lavoro e non l’Imu. È L’Ocse a lanciare un messaggio chiaro al governo italiano, attraverso le parole del suo capo economista, Pier Carlo Padoan:«Considerando che il forte vincolo di bilancio dell’Italia va rispettato, ai fini della credibilità del Paese, bisogna stabilire delle priorità. Noi riteniamo che la scelta fiscale coerente con queste condizioni e con le priorità indicate dal governo italiano sia la riduzione delle imposte sul lavoro. Altre scelte si possono fare più avanti e poi andranno garantite le coperture».
Per l’Ocse, che ieri ha presentato a Roma presso il Cnel il suo rapporto economico sull’ Italia «è impossibile per il momento ridurre in modo significativo il livello complessivo dell’imposizione». È possibile invece l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per incrementare la base imponibile insieme a un ritocco al ribasso delle aliquote marginali «senza impatto sulle entrate». Il segretario generale, Angel Gurria, ha aggiunto che «è la tendenza generale nel mondo quella di tagliare le tasse sulle imprese e sul lavoro compensando con imposte sui consumi su proprietà immobiliari e su emissioni di gas serra». E sulla tassa sulla casa, nel corso della presentazione del rapporto si è pronunciato anche l’ex premier Mario Monti ritenendolo un «tema non degno dell’attenzione quasi morbosa» di questi giorni. Nel rapporto, l’Ocse ribadisce che per il nostro Paese, che ha un rapporto debito pubblico/ Pil vicino al 130% «la priorità è la riduzione ampia e prolungata del debito pubblico», mentre «i risultati ottenuti grazie alle riforme strutturali devono essere consolidati e sono necessarie ulteriori misure volte a promuovere la crescita e migliorare la produttività, per rimettere l’Italia sulla strada di una crescita sana».
L’organizzazione parigina ha rivisto inoltre al ribasso il Pil italiano: l’economia «potrebbe frenare» nei prossimi mesi e «non dovrebbe iniziare a crescere prima del 2014». Si stima una contrazione dell’attività produttiva pari all’1,5% nel 2013 e una crescita dello 0,5% nel 2014. Si tratta di dati più pessimisti rispetto al -1,3% di quest’anno e al +1,3% del 2014, stimati dal governo nel quadro macroeconomico contenuto nel Def, presentato ad aprile. Quanto ai conti pubblici, secondo l’Ocse il rapporto deficit/pil dell’Italia salirà al 3,3% nel 2013 e al 3,8% nel 2014.
Nel suo intervento il neo ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni ha sottolineato che le raccomandazioni di policy dell’Ocse sono in linea con i principi del Def, con i contributi del comitato dei saggi e con le analisi della Banca d’Italia. Quanto alle stime di crescita, ha invece rimarcato che esse non tengono conto dell’effetto positivo che potrà derivare dal decreto legge sulla restituzione dei debiti della Pa alle imprese: un provvedimento che avrà un impatto positivo sulla crescita nel 2013 e soprattutto nel 2014,e «potrà aiutare il profilo di crescita già in corso d’anno». Saccomanni ha anche segnalato che «l’Italia ha già tratto vantaggio» per il varo di questo decreto dei margini di manovra consentiti dall’Europa per quei paesi che hanno attuato risanamenti di bilancio virtuosi.
Non basta. Secondo il ministro l’andamento del rapporto deficit/Pil quest’anno e il prossimo «ci mette nelle condizioni di consentire che l’Europa chiuda la procedura per deficit eccessivo nelle prossime settimane, entro fine maggio, al massimo a inizio giugno». La chiusura della procedura, ha sostenuto, è una condizione cruciale per poter usufruire dello spazio di manovra e della flessibilità necessari per interventi di sostegno alla crescita, oltre che per la riduzione dello spread: un aspetto, quest’ultimo, in grado di migliorare le finanze pubbliche ma anche di abbassare il costo del credito all’economia. «L’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione– ha sottolineato – ci darebbe la possibilità di allentare il patto di stabilità interno e di poter in tal modo utilizzare i margini permessi dai fondi europei in cofinanziamenti che nel periodo 2013 -2015 sono pari a 12 miliardi».
Occorre dunque procedere, secondo il ministro con politiche orientate alla crescita, tenendo però la rotta del risanamento fiscale e affrontando con attenzione e coerenza finanziaria anche questioni come la cassa integrazione e la soluzione per gli esodati, senza improvvisazioni.

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